Unicoop Firenze, il lockdown fa volare di un terzo le vendite Vivi Verde

Il lockdown ha fatto bene all’industria agroalimentare biologica. È un dato di fatto ormai confermato da più fonti, ufficiali e non. Non fa eccezione Coop, in particolare Unicoop Firenze che testimonia un vero e proprio boom delle vendite del marchio di riferimento del distributore Vivi Verde nei suoi pdv.

Se si prendono in considerazione i prodotti alimentari confezionati Vivi Verde venduti da Coop.fi, tra febbraio e aprile 2020 le vendite sono aumentate di un terzo rispetto allo stesso periodo del 2019.
Gli acquisti delle salse si sono duplicati, quelli della farina biologica più che triplicati, le vendite di pizza bio surgelata sono quasi quintuplicati, con aumenti riconducibili a tutte le merceologie di prodotto, dai legumi fino al miele e alle creme spalmabili.

“ll biologico a marchio Coop non risente degli acciacchi del tempo che passa, ma anzi continua a crescere anche ai tempi del Coronavirus. Piace, nonostante costi un po’ di più rispetto ai colleghi convenzionali, perché garantisce qualità e sicurezza: questo aspetto sembra ancora più apprezzato proprio quando la salute è al centro dei pensieri”, si legge in una nota di Unicoop Firenze.

Nel carrello della grande distribuzione italiana, le vendite del bio solo nel primo mese di emergenza sono aumentate di un quinto; in Toscana gli alimenti confezionati Vivi Verde hanno visto un balzo in avanti addirittura maggiore.

“Una vera e propria corsa verde. A dispetto delle previsioni, il biologico ha risentito meno di altri della crisi economica partita nel 2008, collezionando da allora incrementi percentuali a due cifre. Questa crescita non si è fermata davanti al Coronavirus. Con l’arrivo della grande paura per una malattia ignota, i consumatori si sono rifugiati in quello che conoscevano bene: la qualità certificata. Secondo una ricerca di Assobio, l’associazione nazionale dei produttori biologici, realizzata da Nielsen, le vendite a marzo sono aumentate del 19,6% nei grandi supermercati italiani e del 26,2% in quelli più piccoli. E in Europa i dati sono simili”.