Scompare la fauna selvatica, brutto segno per la sostenibilità del pianeta

I consumatori sono sempre più interessati ad abbinare all’acquisto di cibi biologici alimenti che sono prodotti con sistemi che rispettano l’ambiente. Per questo riportiamo la sintesi del Living Planet Report 2020, che ha rilevato, in una nota diffusa a inizio settembre, che in 50 anni si sono persi i due terzi della popolazione globale di fauna selvatica: mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci.

“Il rapporto sottolinea come la crescente distruzione della natura da parte dell’umanità stia avendo impatti catastrofici non solo sulle popolazioni di fauna selvatica, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita”, ha commentato Marco Lambertini, direttore generale del WWF Internazionale. “Non possiamo – ha aggiunto – ignorare questi segnali: il grave calo delle popolazioni di specie selvatiche ci indica che la natura si sta deteriorando e che il nostro pianeta ci lancia segnali di allarme rosso sul funzionamento dei sistemi naturali. Dai pesci degli oceani e dei fiumi alle api, fondamentali per la nostra produzione agricola, il declino della fauna selvatica influisce direttamente sulla nutrizione, sulla sicurezza alimentare e sui mezzi di sussistenza di miliardi di persone”.

È inoltre appena uscito su Science Advances un lavoro scientifico sull’estinzione dei mammiferi. I ricercatori stimano che entro il 2100 si estingueranno circa 600 specie. Un numero sconvolgente, soprattutto se pensiamo che accanto alle estinzioni ci sono anche le drammatiche riduzioni di areali e di numeri di un enorme numero di altre specie. E parliamo solo di mammiferi che sono solo una infima parte della biodiversità. Come facilmente prevedibile, l’Africa, con le sua popolazione umana che raddoppierà in 20-30 anni, sarà il continente più colpito. Lo scenario dipinto da questa ricerca è catastrofico e, quel che è peggio, sembra avere un alto grado di affidabilità.