L’UE per un futuro sostenibile: portare le superfici agricole bio al 25%

La Commissione Europea vuole “riportare la natura nelle nostre vite” e si prepara a varare una serie di obiettivi, da qui al 2030, per invertire la tendenza alla perdita di diversità biologica. Tra questi la proposta di piantare tre miliardi di alberi e intensificare la lotta al traffico di animali selvatici, ma anche destinare il 30% delle terre e il 30% dei mari a aree protette, tagliare l’uso dei pesticidi del 50% e quello dei fertilizzanti del 20%, e aumentare le superfici agricole coltivate con metodo biologico dall’8% ad almeno il 25%.
La strategia dovrebbe vedere la luce dopo diversi rinvii, l’ultimo dei quali dovuto alla sospensione dei lavori a causa del Coronavirus. Il documento trae un importante lezione dal propagarsi della pandemia, legata come altri morbi (Sars, Aviaria, Ebola) alle interferenze dell’uomo con la natura.

La biodiversità (celebrata il 22 maggio prossimo durante il World Biodiversity Day, ndr) dovrebbe essere “un elemento centrale” del Piano per la ripresa da lanciare contro la crisi economica causata dal Covid-19. Tra gli altri obiettivi annunciati: Piani urbani per il verde in tutte le città con più di 20 mila abitanti entro il 2021 e l’uso del 10% della superficie agricola UE per creare paesaggi ad alta diversità collegati tra loro, in modo da formare infrastrutture verdi. La Commissione punta anche a un buono stato di tutte le acque superficiali e sotterranee entro il 2027.

La linea europea, del resto, è già evidente da tempo e ribadita anche dal vicepresidente dell’esecutivo comunitario, Frans Timmermans, nella sua audizione di inizio maggio alla Commissione Agricoltura dell’Europarlamento, quando mettendo fine alla polemica sulla data di presentazione della strategia Farm to Fork, ha rifiutato la richiesta di rinviare ulteriormente le iniziative del Green Deal dell’UE, per concedere più tempo ad altre consultazioni anche con gli agricoltori. Timmermans ha respinto l’idea, espressa da vari europarlamentari, dell’esistenza di una contraddizione tra sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale: “Se vogliamo la sicurezza alimentare a lungo termine, se vogliamo prospettive a lungo termine per il nostro settore agricolo, dobbiamo agire sulla crisi climatica”.