Bio e giusto prezzo? Federbio e Assobio propongono una Commissione Unica Nazionale

Come stabilire e garantire il giusto prezzo dei prodotti biologici alla base di contratti di filiera e di acquisto di prodotti biologici? Se ne è parlato lo scorso venerdì a Bologna durante un convegno organizzato da Federbio e Assobio, nell’ambito del Salone collaterale SANA UP allestito in concomitanza a MarcaByBolognaFiere 2020.

“L’aumento continuo della domanda di prodotti biologici made in Italy rischia di alimentare, anche per il biologico, la rincorsa al prezzo più basso con la conseguenza di penalizzare proprio gli agricoltori biologici virtuosi favorendo scorciatoie e importazioni da Paesi Terzi e alimentando un mercato indistinto e in alcuni casi poco trasparente”, ha dichiarato la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini.

“Rafforzare il ruolo dei produttori agricoli che applicano con coerenza i principi del biologico rappresenta in tal senso una priorità, per questo da anni FederBio è impegnata sul fronte della prevenzione delle frodi e della tracciabilità informatica a sistema, ma ora è necessario agire anche sulla trasparenza delle tecniche di coltivazione e di allevamento e sui prezzi da riconoscere agli agricoltori. Produrre rispettando i valori del territorio e del prodotto costa di più e questa spesa deve essere giustamente remunerata. Solo una filiera trasparente, correttamente tracciata, può evidenziare questi costi che dovrebbero essere evidenziati attraverso una Cun (Commissione unica nazionale) appositamente realizzata”.

Si tratta, in breve, di intraprendere iniziative strategiche volte alla totale trasparenza dell’intera filiera così da comunicare al consumatore i veri costi di produzione, dunque, i plus del prodotto bio. Non solo; per raggiungere l’obiettivo è necessario “individuare prezzi minimi di filiera, in accordo con le diverse organizzazioni agricole”, ha incalzato Roberto Zanoni, presidente di Assobio. “In tal senso – ha aggiunto – si dovrebbe lavorare con le organizzazioni professionali insieme, e non contro, al mondo dell’agricoltura convenzionale, che soffre dello stesso problema”.

“La linea tecnica di FederBio Servizi definita per il territorio del Nord Italia con valori economici riferiti al 2018 determina un costo di produzione di 9.000 euro/ettaro”, ha spiegato Paolo Carnemolla, presidente di FederBio Servizi. “Con una resa produttiva del convenzionale di 69 tonnellate ettaro il prezzo contrattato in ambito OI Nord Italia per il biologico di 130/tonnellata è sufficiente a coprire i costi di produzione ma non il reddito dell’agricoltore. Con una resa produttiva effettiva del biologico il prezzo avrebbe dovuto essere di almeno 180 euro/tonnellata”.

Tornando alla questione relativa alla tracciabilità della filiera, “la blockchain rappresenta lo strumento più moderno ed efficace per evidenziare in maniera trasparente i processi produttivi”, ha spiegato Michela Zema del Csqa (società di certificazione).

“La nuova tecnologia – ha concluso Giampaolo Sara di Euranet – nonostante non possa azzerare l’intervento dell’uomo, permetterà di effettuare anche “virtual audit” direttamente in campo, per un controllo della qualità costante e continuo”.

Nella foto da sinistra: Angelo Frigerio, direttore Alimentando; Maria Grazia Mammuccini, presidente Federbio; Paolo Carnemolla, presidente Federbio Servizi; Roberto Zanoni, presidente di Assobio