Giornata Mondiale dell’Alimentazione, il ruolo del bio sempre più determinante

Venerdì 16 ottobre si è celebrata la 75.ma Giornata Mondiale dell’Alimentazione, quest’anno strettamente condizionata dalla pandemia. Una Giornata che non poteva prescindere dal concetto di lotta allo spreco alimentare, sia in difesa dell’ambiente che nel rispetto dei milioni di persone che nel mondo, a causa del Covid, hanno ulteriormente peggiorato la propria condizione di povertà e malnutrizione o che si sono trovate improvvisamente meno abbienti e bisognose di aiuto, anche per i pasti quotidiani.

Durante la Giornata molte sono state le testate giornalistiche che hanno scritto, ma molti sono stati anche gli interventi live sui social network. Uno su tutti l’evento virtuale organizzato dalla FAO, che ha festeggiato nello stesso giorno anche i suoi 75 anni dalla fondazione. Sono stati fatti grandi passi in avanti – è stato sottolineato da parte della FAO – nella lotta contro povertà, fame e malnutrizione. Nonostante questo, oltre 2 miliardi di persone non hanno accesso regolare a cibo sano e nutriente. Uno scenario drammatico a cui si è aggiunta la piaga del Covid-19.

Di questo argomento ha parlato il 16 ottobre in altro contesto – la 71.ma Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola – l’on. Maria Chiara Gadda, capogruppo di Italia Viva in Commissione Agricoltura della Camera e promotrice della legge 166/2016 cosiddetta “Antispreco”.

A quattro anni dall’entrata in vigore della legge, il giudizio generale sui suoi effetti è positivo. Per quanto riguarda il recupero di eccedenze alimentari, essa è aumentata del 20-25% andando a registrare un andamento sempre crescente sia in termini di quantità che in termini di varietà. Maria Chiara Gadda ha posto l’accento sul recupero delle eccedenze non solo nella grande distribuzione organizzata, ma anche all’interno dell’intera filiera agroalimentare. Il primo spreco alimentare avviene in campo e questo è particolarmente vero  per l’ortofrutta.

Particolare attenzione viene data dal provvedimento alla data di scadenza. Non solo per quanto riguarda i prodotti secchi, ma anche nell’ortofrutta, nei freschi e nei freschissimi, compresa la IV Gamma, è necessario non confondere la “data di scadenza” con l’indicazione del “consumare preferibilmente entro” (TMC). La legge chiarisce infatti la differenza tra la data di scadenza e il termine minimo di conservazione.

Quest’ultimo, usato nei prodotti secchi (“da consumarsi preferibilmente entro”), non è più un limite invalicabile, piuttosto indica un progressivo peggioramento delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali di un prodotto che è ancora perfettamente commestibile. La legge – come ha ricordato sempre l’onorevole – allunga la vita dei prodotti della panificazione, che possono essere donati entro 24 ore dall’uscita dal forno. Ciò consente il salvataggio di grandi quantità di pane fresco invenduto. Ecco il motivo per il quale quando spesso ci si chiede se le organizzazioni donano cibo scaduto, la risposta è NO!

Ma la legge antispreco va oltre alle scadenze e richiama anche alla responsabilità e all’educazione personale. Portare a casa il cibo e le bevande avanzati al ristorante non può essere una vergogna bensì la testimonianza della consapevolezza che si può e si deve riusare, riutilizzare, donare e non sprecare.

Nel corso della Giornata è emersa anche con chiarezza la necessità di un sistema alimentare sostenibile e l’agricoltura biologica è la chiave di volta per garantire lo sviluppo della sicurezza alimentare, combattere la fame nel mondo, e mettere a disposizione delle popolazioni più povere cibo sano e sostenibile. Federbio lo afferma già dal Biofach 2017: “L’agricoltura biologica gioca un ruolo fondamentale nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto in aree caratterizzate da scarsità di risorse e dove piccole unità familiari sono legate a una gestione tradizionale della terra. È stato dimostrato come in queste zone l’agricoltura biologica sia più efficiente. Non solo per i costi più bassi determinati dal reimpiego delle sementi e dalla rinuncia a fertilizzanti chimici e pesticidi, ma anche per rese uguali e superiori all’agricoltura convenzionale nel lungo periodo. Rese che sono la conseguenza del ripristino della sostanza organica nel terreno, in grado di diminuire l’impatto della siccità e di contrastare la desertificazione”.

Insomma, sono molte le opportunità da cogliere per combattere una piaga mondiale come la fame. La lotta allo spreco e l’agricoltura biologica hanno al riguardo un ruolo di primo piano.

Simona Riccio