Giornata Mondiale del Suolo. FederBio: nel terreno il 90% della biodiversità

In occasione della sua giornata mondiale, celebrata il 5 dicembre scorso, FederBio ha ricordato l’importanza di tutelare la fertilità del terreno, preziosa risorsa dove si concentra il 90% della biodiversità del pianeta in termini di organismi viventi.

“Un terreno degradato riduce la sua capacità di mantenere e immagazzinare carbonio, contribuendo a minacce globali come il cambiamento climatico. È quindi necessario e urgente un impegno finalizzato a prevenire il deterioramento irreversibile del suolo e ad accelerare l’attuazione delle misure di ripristino e per questo è fondamentale investire in termini strategici per la diffusione dell’agricoltura biologica e biodinamica basate proprio sull’aumento della fertilità del suolo. Anche la FAO indica come strategico l’approccio agroecologico di cui l’agricoltura biologica rappresenta il modello più avanzato ed efficiente, in grado di rispondere concretamente a obiettivi fondamentali come il contrasto al cambiamento climatico, la tutela della biodiversità e la fertilità dei terreni”, ha dichiarato a tal proposito Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

Dati FAO alla mano è evidente che oltre il 33% dei suoli mondiali è moderatamente o fortemente degradato. Il fattore preoccupante è che, nel mondo, ogni mezz’ora vengono persi 500 ettari per erosione, inquinamento o cementificazione. Mentre per formare 1 centimetro di suolo fertile occorrono dai 100 ai 1000 anni.

L’agricoltura intensiva, la monocoltura, l’uso di diserbanti e concimi chimici di sintesi sono tra gli elementi che più impoveriscono il terreno, riducendo la materia organica e la concentrazione di microrganismi e quindi la fertilità.

Secondo un recente studio, infine, l’erosione in Italia interessa un terzo della superficie agricola del Paese e genera una perdita annuale di produttività pari a 619 milioni di euro (Panagos et al. 2018). In contrapposizione, l’agricoltura biologica e le colture organiche regalano sostanze nutritive al terreno, invece che esaurirle, consumando il 45% in meno di energia. Il mantenimento della fertilità dei suoli, infatti, in agricoltura biologica rappresenta un presupposto fondamentale per consentire alle colture condizioni di vita più salubri ed equilibrate e quindi la rinuncia all’impiego di input chimici di sintesi.