Jori, ad NaturaSì: Basta alla schiavitù del calibro nell’ortofrutta bio

“La nostra idea politica è proporre una soluzione vincente, che abbia senso per tutti: che gli standard acquisiti per la commercializzazione di ortofrutta non si applichino ai prodotti certificati biologici e biodinamici. Stiamo proponendo una ‘deroga’ alla normativa europea. Una lobby a livello europeo sarebbe ovviamente più complicata. Comunque il concetto di calibro fa parte di quelli che è davvero il momento di abbandonare”.

In un’intervista pubblicata dal quotidiano Il Manifesto, l’amministratore delegato di NaturaSì Fausto Jori ha rilasciato una vera e propria dichiarazione di intenti di contrasto alla “schiavitù  del calibro, interiorizzata anche nel biologico”.

Non solo parole ma fatti, grazie al progetto CosìPerNatura, lanciato nei mesi scorsi insieme a Legambiente, dedicato all’ortofrutta dalle forme scalibrate, non standardizzate (vedi news).  Una risposta concreta a chi denuncia invano la necessità di nuovi modelli di consumo: “Riduciamo lo spreco utilizzando tutto quello che quello che è prodotto, perché l’ortofrutta biologica e biodinamica è indispensabile per la salute umana e ambientale”.

Ai piccoli-medi produttori, “i quali non hanno ancora la mentalità del calibro”, NaturaSì propone l’acquisto di tutto lo scendipianta, ovvero l’intero raccolto sano, senza badare a dimensioni e forma, recuperando così fino al 15-20% dell’ortofrutta che sarebbe stata scartata perché fuori calibro. “Normalmente il mercato prevede tre categorie: prima, seconda e sottocalibro – ha spiegato Jori -. Quest’ultima in genere va nella trasformazione industriale ed è pagata pochissimo, quasi fosse uno scarto. Noi acquistiamo primo, secondo e terzo pagando un prezzo che, considerando il maggior volume, aumenta la remunerazione del produttore. E non solo: l’agricoltore ha meno lavoro, non dovendo fare il calibro né smaltire il sottocalibro. Per i produttori medio-grandi occorre un cambiamento di mentalità, perché escano dal concetto del tutto su misura”.

Il vantaggio è per tutta la catena: con i CosìPerNatura, i prodotti a scaffale non vendono suddivisi a seconda del calibro. Questa semplificazione logistica, oltre a remunerare meglio il produttore, viene rigirata sul consumatore che può arrivare a spendere dal 10 al 50% in meno a seconda dei prodotti. “Questi ultimi sono identici dal punto di vista nutrizionale e organolettico, sono solo un po’ strani, un po’ ritorti, o più piccoli o più grandi”.

Come è stata accolta questa rivoluzione dai clienti? “Naturalmente – risponde Jori – i consumatori vanno sensibilizzati. Una parte di loro ha già capito benissimo questo progetto antispreco e lo apprezza. A seconda dei contesti, nei nostri 500 negozi operiamo in due modi: o raggruppiamo il fuori calibro in sacchetti di bioplastica, al cui interno ci sono più calibri; oppure, laddove la clientela è più matura, lasciamo tutto sfuso nelle cassette e i nostri venditori eventualmente orientano i consumatori”. L’obiettivo è arrivare a circa 2500-3000 tonnellate annue di CosìPerNatura: “In alcuni negozi proviamo a eliminare tutto il concetto dl calibrato. In questo primo anno, siamo arrivati a 800 tonnellate. Consideriamo le difficoltà della situazione. Mediamente siamo al 5-6% del totale venduto. Ma puntiamo a fare almeno fino a 3-5 volte tanto”, ha concluso l’ad. (cb)