Energia: svolta in Giappone

Dopo il disastro di Fukushima il Giappone riforma il proprio sistema energetico. Tokyo prevedeva di aumentare l’utilizzo di energia nucleare e di riuscire a coprire fino al 50% del fabbisogno energetico con l’atomo entro il 2030 (oggi l’utilizzo di energia nucleare è intorno al 30%), ora pensa di azzerare il nucleare. “Entro l’estate 2012 sarà presentato il nuovo piano energetico relativo ai prossimi 20 anni che ci permetterà di creare una società basata su nuove energie” ha dichiarato il neo premier giapponese Yoshihiko Noda. “Abbiamo le capacità tecniche e insieme a una riforma delle leggi e a una politica di sostegno per l’adozione delle nuove energie, noi dobbiamo fare del Giappone un modello su scala globale”.

Secondo il ministro del Commercio Banri Kaieda, la legge votata pochi giorni fa dal parlamento di Tokyo, permetterà di moltiplicare per 6 le installazioni annuali di impianti fotovoltaici che nel 2010 sono state di circa 990 MW. Negli ultimi mesi, 30 dei 54 reattori nucleari giapponesi hanno chiuso. Quindi, se da una parte aumentare la produzione di energia rinnovabile è una priorità, dall’altra questa è una strada obbligata, e a chiarire la situazione è lo stesso Noda: “Il Giappone deve uscire da due crisi: quella del terremoto di marzo e la crisi economica globale. La discesa storica dello yen, abbinata con l’ascesa dei Paesi emergenti, rappresenta una minaccia senza precedenti per la nostra industria. C’è il rischio che le nostre industrie scompaiano e che posti di lavoro vengano persi. Se ciò accadesse, non potremmo uscire dalla deflazione o ricostruire le zone colpite”.