Anabio: per il Green Deal bio strategico. L’Italia acceleri lo sviluppo

Il settore del biologico sarà strategico per il Green Deal UE, e l’Italia potrà essere protagonista della svolta sostenibile in campo agricolo, solo partendo dall’approvazione del disegno di legge in discussione in Comagri Senato. Occorre accelerare subito anche su semplificazione e garantire elevati standard di produzione. Così Anabio, l’associazione per il biologico di Cia-Agricoltori Italiani, in occasione del webinar che chiude il ciclo degli incontri, in chiave green, promossi a luglio dall’organizzazione.

Alla base della videoconferenza dedicata al confronto con tecnici e Istituzioni sulle politiche del settore a livello nazionale, gli obiettivi di sostenibilità fissati dalle strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversity”, ovvero l’aumento del 25% della superficie ad agricoltura bio entro il 2030 e l’integrazione tra attività economiche e protezione degli ecosistemi.

L’Italia, sottolinea Anabio-Cia, ha una superficie agricola coltivata a bio di circa 2 milioni di ettari, pari al 15% del totale, mentre a livello europeo il metodo biologico copre il 7,7% delle terre agricole. Negli ultimi 5 mesi, lungo la Penisola, sono entrati nella filiera bio più di 2 mila operatori per una superficie pari a 71.921 ettari. Il lockdown, da ultimo, ha fatto esplodere oltre che l’e-commerce agroalimentare anche, nel dettaglio, la richiesta di cibo Made in Italy e sostenibile (scelto dal 20% degli italiani). Il bio tricolore ha catalizzato l’attenzione del 30% della clientela non users.

Entro il 2030, dunque, la produzione biologica comunitaria potrebbe raggiungere almeno il 15% della superficie agricola coltivata, ma gli sforzi da compiere, secondo Anabio-Cia, sono ancora considerevoli. Sul fronte italiano ci sono, infatti, chiare priorità: partendo dal rafforzamento del Sistema SINAB, servono campagne istituzionali, d’informazione e promozione, per comunicare meglio ai consumatori il valore della produzione bio.

È necessario incentivare l’acquisto di bio Made in Italy e procedere con l’istituzione di un “Marchio biologico italiano” come previsto nel disegno di legge “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico” di cui si chiede approvazione.

Resta centrale migliorare la produttività della filiera, affinché l’adozione della “Farm to Fork” non minacci la sicurezza alimentare raggiunta a livello europeo. Una migliore strutturazione, insieme ai distretti, rappresenta il modo più efficace per valorizzare la produzione bio. Serve favorire l’aggregazione tra tutti gli attori del comparto, attraverso specifiche forme associative come le Organizzazioni dei produttori (OP) e le Organizzazioni Interprofessionali (OI).

“Il ruolo chiave del settore biologico all’interno del Green Deal UE, rende qualità e semplificazione, asset non più derogabili -cha dichiarato il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino (nella foto di apertura). Per questo chiediamo alla Commissione UE provvedimenti che tutelino gli investimenti degli agricoltori e una reale semplificazione delle procedure burocratiche vigenti. Cruciale sarà anche la PAC – ha aggiunto Scanavino -. La nuova architettura verde, proposta nella riforma post 2020, va utilizzata a sostegno del biologico. Gli ‘eco-schemi’, sui quali la Commissione intende investire risorse del I pilastro, devono poter essere utilizzati anche per questo comparto. Sarà opportuno, quindi, trasferire nell’’eco-schema’ i pagamenti a favore del bio, uscendo dalle logiche compensative dello sviluppo rurale”.

“L’Italia – ha concluso il presidente Scanavino – riprenda, nel frattempo, il percorso avviato con il ‘Piano strategico nazionale’ del 2016 e si approvi, in Comagri Senato, il disegno di legge sul bio. Testo che non va modificato perché consente di recepire le esigenze dei cittadini e dell’Europa”.

In linea con quanto detto dai relatori che l’hanno preceduta, la presidente di FederBio Maria Grazia Mammuccini ha sottolineato l’importanza di implementare soprattutto a livello nazionale strumenti concreti a disposizione degli agricoltori per perseguire la strategia Farm To Fork. “Agire sul I° pilastro della PAC e adottare un piano d’azione UE coerente agli obiettivi sono i presupposti da cui partire, ma l’Italia deve fare la sua parte su diversi fronti. Da un lato è necessario che vengano inserite nel PAN (Piano d’Azione Nazionale) misure atte a ridurre l’uso dei pesticidi, come fatto in precedenza a sostegno dell’agricoltura a lotta integrata, dall’altro è quanto mai urgente l’approvazione della legge sul bio al Senato. Gli strumenti necessari per affrontare questa nuova fase sono lì ed è da lì che dobbiamo partire per dare il giusto ruolo al bio e al nostro Paese”, ha spiegato Mammuccini, che conclude dicendo: “L’agricoltura bio ribalta la logica del sistema industriale, rimette al centro l’agricoltore e pone la sostenibilità ambientale quale opportunità economica. È un concetto importante, divenuto ancora più chiaro ed evidente durante il periodo di lockdown, dal quale dobbiamo partire per crescere”. (c.b.)