Almaverde Bio, Brio, Rigoni di Asiago e Sarchio davanti all’emergenza

In uno scenario globale dai contorni tragici a causa dell’emergenza Covid-19, con una pandemia in corso che ad oggi sembra ancora inarrestabile e previsioni sull’economia sempre più fosche, il comparto agroalimentare è tra i pochi che, seppur con limitazioni e incertezze, continua la propria attività produttiva. Ma come si è adeguato a questo drammatico contesto? Lo abbiamo chiesto ad alcuni dei principali attori del biologico.

LA RISOLUTEZZA DI SARCHIO
“Nonostante le numerosissime difficoltà interne, per via del ridotto numero di personale operativo, e i problemi sul territorio stiamo andando avanti. Lavoriamo in una situazione di assoluta emergenza, in qualche modo simile a quella vissuta durante il terremoto: si affronta il presente giorno per giorno perché non si ha certezza di ciò che accadrà domani”, ha dichiarato a Greenplanet Sandra Mori, responsabile marketing di Sarchio. “Al momento – continua – sul fronte delle vendite non registriamo particolari shock, gli effetti reali li potremo valutare solo tra un mese o due. La nostra fortuna è di lavorare, nonostante tutte le difficoltà del caso, con la Grande Distribuzione. In questo contesto tuttavia non è scontato poter determinare se le vendite sono frutto di un acquisto consapevole o se dovute alla mancanza di altri prodotti a scaffale e ciò rappresenta un ulteriore elemento di criticità. Un buon motivo di soddisfazione, invece, arriva dallo shop online. Rispetto all’export, le spedizioni proseguono su tutti i nostri principali mercati, Spagna in primis, seppur con un sensibile rallentamento delle procedure mentre, parlando di organizzazione interna – ha concluso Mori – , abbiamo ad oggi sospeso a data da destinarsi tutte le attività di pianificazione marketing e comunicazione”.

LA PRAGMATICITÀ’ DI RIGONI DI ASIAGO
“La nostra attività produttiva prosegue regolarmente e non viene ritardata da problemi logistici connessi all’arrivo delle materie prime. Le scorte di magazzino ci permettono di soddisfare regolarmente tutte le richieste dei consumatori, anche per quantitativi molto superiori a quelli degli ordini in corso. A seguito delle disposizioni emanate dalle Pubbliche Autorità, abbiamo posto in atto prontamente tutte le misure precauzionali a protezione del nostro personale, compresa quella dello smart working, per tutti coloro che potevano svolgerlo senza ridurre le loro capacità operative”, ha spiegato la responsabile marketing di Rigoni di Asiago Cristina Cossa. “Stiamo costantemente monitorando – ha aggiunto – l’evolversi della situazione, senza allarmismi ma in un clima costruttivo e siamo pronti e organizzati per adottare qualsiasi ulteriore tipo di misura precauzionale qualora ve ne fosse la necessità. Come sempre lavoriamo per la tutela del nostro personale e dei nostri consumatori, in Italia e nel mondo. Abbiamo ritenuto di interrompere già da tre settimane tutte le attività sui punti vendita, sia in termini di merchandiser, sia come attività promozionali con hostess. Rigoni di Asiago ha pensato immediatamente alla messa in sicurezza del proprio personale, sia all’interno dell’azienda sia per tutti i collaboratori di Trade Marketing, in un momento drammatico per il nostro Paese”, ha concluso.

LA LUNGIMIRANZA DI CANOVA-ALMAVERDE BIO
“La situazione è emergenziale ma si cerca di andare avanti. Dal punto di vista organizzativo abbiamo attivato i protocolli di sicurezza allestendo lo smart working per tutti i dipendenti che ne avevano la possibilità e predisponendo tutti i DPI necessari per gli operai”, ha spiegato Paolo Pari, direttore marketing di Canova, società del gruppo Apofruit specializzata nella produzione di ortofrutta fresca a marchio Almaverde Bio. “Per quel che riguarda il mercato, posso dire che le vendite riflettono perlopiù le dinamiche dei punti vendita, con una domanda ormai altalenante per via della minor frequenza di acquisto del consumatore e, dunque, di un tipo di approvvigionamento che crea qualche scompenso soprattutto per il fresco”. Critica la situazione in campagna dove comincia a scarseggiare la produzione per via della mancanza di manodopera in seguito alle limitazioni imposte per evitare contatti ravvicinati ( si sottolinea che il commento di Pari non tiene conto dei danni da gelo verificatisi la notte successiva, ndr). “Non solo – ha aggiunto – l’intera organizzazione è più lenta e macchinosa con conseguenze sensibili sull’output finale”. Non mancano tuttavia un paio di note più positive: una relativa all’e-commerce, letteralmente esploso in queste prime settimane di quarantena degli italiani, l’altra legata a “Le Isole Almaverde Bio”. “Nonostante si sia dovuto temporaneamente sospendere il progetto di ampliamento del numero di Isole avviato a febbraio e sebbene nei format in essere si siano dovuti rimodulare i servizi offerti, i piani di espansione e sviluppo sono solo rimandati: il management sta già ragionando per il post, ovvero per come muoversi una volta che finalmente si sarà concluso questo periodo di emergenza sanitaria”.

IL RIGORE DI BRIO – ALCE NERO
“Distanza tra gli operatori in linea produttiva, turnazione e gruppi di lavoro distinti che non si incrociano mai. Operatori dotati di mascherina, con accessi presidiati in entrata e uscita del prodotto. Barriere fisiche nel ricevimento e spedizione merce verso i trasportatori/corrieri per evitare qualsiasi tipo di contatto. Accessi separati alle diverse aree aziendali e cartellonistica con procedure da seguire e rispettare. Distribuzione di disinfettante e mascherine. Sanificazione settimanale dello stabilimento e uffici, sebbene ormai il 70% del personale impiegatizio lavora in smart working”. E’ questo l’elenco delle buone pratiche messe in campo da Brio riferito a Greenplanet da Luca Zocca, marketing manager della realtà veneta fornitrice di prodotti ortofrutticoli freschi a marchio Alce Nero, aggiungendo che ad oggi “gli audit vengono condotti da remoto da parte degli ispettori con invio telematico della documentazione richiesta”. “Dal lato delle vendite – ha aggiunto Zocca – abbiamo registrato un incremento sull’Italia ad inizio di marzo con una situazione che sembra stabilizzarsi. L’estero ha avuto una crescita nell’ultima settimana, con il diffondersi del virus nei principali Paesi europei. La situazione comunque è di grande confusione ed incertezza”. “Infine, per quanto riguarda le misure adottate dall’ultimo decreto governativo – ha concluso il manager – auspichiamo l’inserimento tra le attività considerate primarie e necessarie quelle dei terzisti che forniscono servizi accessori, correlati ma necessari alle aziende agricole anche meramente prestatori di manodopera”.

Chiara Brandi