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BIOITALIA: IL CUORE MERIDIONALE DEL BIOLOGICO

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Nuove linee di prodotti e nuovi mercati esteri per supportare la scommessa di un’agricoltura biologica e di qualità nel cuore del Mediterraneo. È questa la vocazione di Bioitalia, il consorzio che dal 1994 si propone sul mercato come l’ideale referente unico per le aziende del biologico grazie a strutture di distribuzione e di marketing all’avanguardia.

L’ultima occasione in ordine di tempo per incontrarli è stato lo scorso novembre il Meeting dell’alimentazione mediterranea alla Mostra d’Oltremare di Napoli. Il prossimo, sarà a febbraio il Biofach di Norimberga, la più grande rassegna europea dell’agricoltura biologica. E poi Sana, Anuga, Cibus, Mia, Vinitaly… come dire tutte le grandi piazze in cui si dà appuntamento l’agricoltura biologica e l’alimentazione di qualità.
Una vivace presenza fieristica che è lo specchio del dinamismo di un’azienda che nel giro di dieci anni è diventata uno dei principali riferimenti del mercato dell’alimentazione biologica, indicando all’agricoltura meridionale una possibile strada vincente per il suo futuro. Questa, in estrema sintesi, è Bioitalia, il consorzio di produzione che si propone sul mercato come l’ideale referente unico per le aziende del biologico, forte di un marchio ben conosciuto, di una attenta campagna informativa e di un efficiente servizio logistico imperniato sui due poli di Buccino (Sa) e Pollena Trocchia (Na), che offrono complessivamente 5mila metri quadri di superficie per lo stoccaggio e le spedizioni nazionali ed internazionali.

“La filosofia che sta alla base della nostra attività – spiega Giuseppe Ciriello – è quella di una sempre maggiore integrazione tra agricoltura biologica e tecnologia industriale. Questo vuol dire che alle proprietà e alle garanzie di un prodotto biologico è possibile aggiungere i vantaggi di linee di produzione all’avanguardia, uscendo dall’equivoco per cui il biologico sia un generico ritorno all’agricoltura di cento o duecento anni fa. Coniugare metodi di produzione attenti alla naturalità dei prodotti e al rispetto dell’ambiente con le più avanzate tecniche industriali consente invece di confezionare e conservare i prodotti senza alterarne le caratteristiche organolettiche. Con in più il vantaggio per il consumatore di un abbattimento dei costi derivante dalle economie di scala che la nostra organizzazione consente di ottenere”.

Una filosofia che negli anni si è dimostrata vincente, come è facile verificare dal progressivo aumento del numero di aziende aderenti e di prodotti distribuiti col marchio Bioitalia. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati la linea biscotti (integrali, al farro, riso, latte, cacao), una linea di pasta artigianale trafilata al bronzo in aggiunta alla linea classica, una ricca collezione di mieli che spazia dall’acacia all’eucalipto, dal castagno all’arancio fino al millefiori, e ancora un succo di carota.
Parallelamente alla crescita dell’offerta, Bioitalia ha visto aumentare e diversificarsi anche la presenza sui mercati internazionali che a fine 2004 rappresentavano quasi il 60% del fatturato totale. La parte del leone la fanno naturalmente i paesi più sensibili per tradizione al biologico, come la Svezia e il mondo anglosassone, ma le più grandi potenzialità in prospettiva vengono dai mercati “nuovi” che si stanno affacciando sulla scena, come l’Europa dell’Est, il Brasile e l’area nippo-coreana.
Tutti paesi in cui stanno crescendo parallelamente le aree riconvertite a biologico e una nicchia di consumatori magari percentualmente limitata ma che, fatte le debite proporzioni, per le aziende italiane può rappresentare la chiave di volta per uscire dall’impasse degli ultimi due anni. E per il mezzogiorno italiano è una scommessa da non farsi sfuggire.

“Bioitalia – sottolinea ancora Giuseppe Ciriello – è nata proprio con l’obiettivo di selezionare e proporre sui grandi mercati quei prodotti di alta qualità che sono in grado di esprimere i sapori tradizionali “di una volta”, inimitabili perché strettamente legati al clima e alle caratteristiche del suolo di particolari zone del Mezzogiorno. Se poi si pensa che i due terzi delle coltivazioni biologiche in Italia sono concentrate nelle regioni del sud, si capisce appieno l’importanza di coniugare i due aspetti – biologico e produzioni tipiche – facendone un punto di forza nel rilancio economico delle nostre terre. È una sfida culturale prima ancora che economica, a cui siamo sicuri di poter dare un contributo di esperienza, strutture logistiche e capacità commerciali in grado di aiutare altri imprenditori agricoli a raggiungere con i loro prodotti i consumatori, e i consumatori a scoprire la ricchezza della nostra tradizione enogastronomica”.



 

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