Dichiarazione di Ivan Verga, Segretario generale della Fondazione Diritti Genetici
La notizia, diffusa in prima pagina sul "Corriere della Sera" di oggi ("Fondazioni e ricerca: sì agli Ogm"), è di notevole rilievo.
Premesso che le Fondazioni bancarie sono enti privati e dunque hanno tutto il diritto di impiegare le proprie risorse come meglio credono, è necessario che esse chiariscano gli scopi di quello che si configura come il più grande investimento filantropico, mai realizzato in Europa, sulla ricerca scientifica agroalimentare.
L'investimento triennale di 24 milioni di euro intende incrementare un modello di ricerca scientifica finalmente concertata con le strategie produttive su cui l'intera filiera agroalimentare italiana ha ritrovato slancio e ricoesione oppure è volto a incoraggiare surrettiziamente gli Ogm?
L' "operazione Ager" (Agroalimentare e ricerca) delle Fondazioni tiene conto o no del fatto che, nella recente consultazione nazionale sul modello agroalimentare italiano libero da Ogm, le 32 organizzazioni produttive e sociali della filiera hanno realizzato un consenso maggioritario in Italia (e in Europa)?
Un ultimo punto fondamentale va chiarito da parte della Fondazioni: la questione del brevetto.
Se lo scopo dell'investimento è riavvicinare la scienza agli indirizzi produttivi della filiera e alle scelte di consumo dei cittadini, i risultati del miglioramento vegetale iscritti al registro varietale sono già tutelati ai sensi del sistema UPOV (un accordo internazionale sulla proprietà intellettuale sulle varietà vegetali) senza alcun bisogno di brevetti.
Sono gli Ogm ad essere sottoposti a brevetto: ma, allora, il finanziamento è verso gli interessi dei cittadini o verso quelli delle multinazionali biotech?
Ivan Verga
Segretario generale Fondazione Diritti Genetici



