Fino agli anni '50 l'Italia era il secondo produttore al mondo di canapa (cannabis sativa) da utilizzare per la realizzazione di fibre tessili. Da qualche anno molti progetti stanno cercando di recuperare questa coltura offrendo nuove risorse per gli agricoltori e per il mercato tessile in crisi.
E' solo uno degli esempi di recupero di piante per uso industriale presentati durante un incontro promosso al Chimica Verde Expo. Non è un caso che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite abbia dichiarato il 2009 l'anno internazionale per le Fibre naturali. "Le fibre naturali rappresentano una importante fonte di reddito per molti agricoltori nel mondo - spiega Luciana Angelini, dell'Università di Pisa - e pertanto possono contribuire alla sicurezza del cibo e ad alleviare la povertà; è per questo che da alcuni anni stiamo cercando anche in Italia di capire come mettere insieme i vari componenti della filiera (tessile e agricola) al fine di incentivare queste soluzioni".
Il fashion e l'alta moda insomma possono trovare risposte non soltanto dalla grande industria, ma dall'agricoltura che può divenire solidale e sostenibile grazie a progetti, numerosi si stanno sviluppando nel centro Italia, che rilanceranno colture per la produzione di fibre naturali. "E' molto importante sottolineare che anche il mondo della moda sta proponendo un nuovo filone - spiega Beppe Croce, responsabile agricoltura non food Legambiente - che oltre a dare voce ad associazioni, imprese e giovani stilisti, sta creando importanti opportunità per una intera filiera che dall'agricoltura arriva direttamente all'artigianato e alla piccola industria tessile".
Nelle Marche altre aziende tessili hanno prodotto solo nel primo semestre del 2008 7mila capi di abbigliamento colorati al naturale. Ad Umbertide (Pg) sta invece nascendo un centro fibre tessili naturali che organizza tutti gli attori della filiera, coinvolgendo ex tabacchicoltori, allevatori di alpaca (ormai 40 allevatori solo nel Centro Italia), aziende tessili, maglifici e giovani stilisti.
Nel mondo vengono prodotte diversi tipi di fibre naturali che contribuiscono in tutto alla realizzazione di 30 milioni di tonnellate all'anno delle quali il cotone è quella prevalente con circa 20 milioni di tonnellate, la lana e la juta con circa da 2 a 3 milioni di tonnellate ciascuna seguite da numerose altre. Sono molti i paesi nel mondo che producono fibre naturali e per alcuni di questi le fibre rappresentano una importante fonte di reddito, per esempio il cotone per alcuni paesi dell'Africa occidentale, la juta per il Bangladesh e per alcune regioni dell'India e il sisal per la Tanzania e alcune zone del nord-est del Brasile.
L'Europa contribuisce con solo il 2,6% delle superficie e il 3,4% delle produzioni. Le piante da fibra, con oltre 650mila ettari, sono coltivate su un terzo dei 2 milioni di ettari destinati alle colture non alimentari. Si producono limitati quantitativi di cotone al sud, e di lino, al nord. L'Italia coltiva 3mila ha di lino, 900ha di canapa e quasi 700 di kenaf. "Si sta assistendo ad una domanda ampia e crescente di fibre di alta qualità per l'industria tessile e non tessile - continua Angelini - ma la produzione è fortemente determinata dagli aiuti della UE che guidano le motivazioni sia dei produttori agricoli che dell'industria".
In Italia negli ultimi anni sono state recuperate in via sperimentale alcune colture da fibra, tra queste, oltre alla canapa, il lino, il kenaf ( nella foto un fiore) e il sorgo da fibra che possono essere prese in considerazione per la capacità di adattarsi all'ambiente e di poter rientrare negli avvicendamenti tradizionali senza provocare particolari sconvolgimenti. Per quanto riguarda piante pluriennali anche ginestra, ortica e ramiè, che però hanno problemi molto diversi rispetto alle specie annuali sopra citate, e così come il cotone attualmente non sembra potersi spingere tanto a nord.



