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Cia: preoccupazione per il calo nella produzione dell’agricoltura biologica

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I consumi continuano a crescere, ma c'è il rischio che le nostre tavole vengano invase da prodotti stranieri, visto che in Italia diminuiscono aziende e superfici coltivate a biologico. Lo sostiene la Cia.

agrimediterraneoUn bio a due facce, è l'opinione della Cia. Se da una parte c'è soddisfazione per l'aumento degli acquisti delle famiglie, dall'altra c'è preoccupazione per una situazione produttiva che inverte la tendenza e registra un calo delle superfici certificate e degli operatori (meno 2%) che oggi rappresentano il 3% del totale.

Un quadro determinato da una scarsa attenzione nei confronti del biologico, sia a livello centrale che regionale, è l'opinione della Confederazione italiana agricoltori. Da qui l'esigenza di politiche e di interventi incisivi per ridare slancio al settore. Se non si inverte questo trend, avverte la Cia, si rischia che il "bio made in Italy" non riesca più a soddisfare la richiesta dei consumatori e che sulle nostre tavole arrivino prodotti dall'estero. Così l'Italia, che attualmente è prima in Europa per produzione ed esportazione di produzioni biologiche e quinta a livello mondiale, rischia di trovarsi a fronteggiare una vera e propria invasione di alimenti stranieri. La Cia-Confederazione italiana agricoltori alla vigilia del Sana di Bologna (Salone dell'alimentazione naturale) al quale parteciperà con la sua associazione per l'agricoltura biologica Anabio.

 

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