In Sardegna si sperimenta il carciofo bio

Inserito il 20 luglio, 2018 - 13:18

Il carciofo è una delle poche produzioni agricole della Sardegna a varcare il Tirreno, nel tempo però ha subìto un declino sul piano del reddito a causa dell’aumento dei costi di produzione e degli sbalzi dei mercati.

Luigi Ledda, docente in agronomia e coltivazioni erbacee del Dipartimento di agraria dell’Università di Sassari, è il responsabile scientifico del progetto “CarBio”, che vuole suggerire una svolta biologica al carciofo spinoso sardo sfruttando le tendenze di mercato e anche il buon senso che esige una maggiore attenzione verso la sostenibilità. Anche perché ‘ci si può guadagnare'.

Ne riferisce, nell’edizione del 15 luglio, la Nuova Sardegna. L’iniziativa del carciofo sardo bio coinvolge per il momento 15 aziende agricole. Afferma il ricercatore: 'Vogliamo dimostrare alle aziende che i livelli di concimazione adottati sono superiori a quelli necessari. E che inserendo il carciofo all’interno di un sistema colturale che prevede avvicendamenti con colture di altro tipo, ci possono essere benefici notevoli. Ad esempio, coltivando in contemporanea una leguminosa, questa una volta raggiunta una certa fase può essere trinciata rilasciando nel terreno quell’azoto che accumula in gran quantità e sostituendo così la concimazione chimica. Tecnica utile anche per combattere le infestanti. Già solo abbattendo le spese per i fertilizzanti si compie un primo passo importante’.

Si lavora anche sull’irrigazione, con metodi innovativi in grado di dare risultati sul piano produttivo e della sostenibilità. 'CarBio è un progetto cluster - precisa Ledda -, ovvero gli enti di ricerca sono impegnati in attività di trasferimento delle conoscenze acquisite. Dietro c’è un lavoro di anni nella nostra azienda sperimentale di Ottava. Solo dopo aver ottenuto risultati solidi abbiamo coinvolto le aziende. Sappiamo che il mondo agricolo ha la comprensibile tendenza a non lasciare la vecchia strada per la nuova e così l’approccio è prudente. Per ora i soggetti interessati sono una quindicina, tra cui alcuni che fanno trasformazione, ma tutto lascia pensare che cresceranno. Testeranno il sistema in una parte dei loro terreni. Tutti sono interessati a beneficiare del nostro monitoraggio con l’obiettivo di migliorare il prodotto’.