Report apre uno squarcio sul ‘bio illogico’. Il grano nel mirino

Inserito il 18 ottobre, 2016 - 11:14

Ha sollevato un bel polverone il servizio ‘Bio illogico’ di Bernardo Iovine all’interno della puntata di Report, la nota trasmissione di Rai3 condotta da Milena Gabanelli, andata in onda la sera del 10 ottobre.

Per chi se la fosse persa, riportiamo qui sotto il link della puntata. A nostro avviso, la cosa più grave denunciata dal servizio è la mancanza di adeguati controlli all’interno del Ministero dell’Agricoltura e degli uffici competenti al suo interno, che fanno capo al viceministro Andrea Olivero. Uno dei più stretti collaboratori di Olivero risulterebbe coinvolto in una delle vicende-chiave del falso biologico, quella del grano importato alla Romania come biologico ma che biologico non è, una vicenda che ha assunto un ruolo molto importate anche nel servizio di Report, che così ha affondato le dita in una piaga: il controllo della materia prima bio, grano in particolare, proveniente dall’estero, falsamente certificata come biologico. Il motivo? La speculazione: il grano bio costa più del doppio di quello convenzionale, un affare troppo ghiotto per farselo scappare da parte di produttori e commercianti senza scrupoli.
La difesa del bio sano nella trasmissione è stata sostenuta da Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, che ha denunciato con coraggio le distorsioni del sistema e la mancanza di intervento da parte del Ministero sulle medesime.
La frode del grano biologico raccontata da Report viene scoperta grazie a una segnalazione partita dal Molino Grassi di Parma che chiede all’organismo di controllo una verifica sull’origine di una partita di 1900 tonnellate di grano duro proveniente da un’azienda agricola pugliese, la Liuzzi. Il grano non presenta residui di pesticidi (il mulino analizza i diversi lotti prima di metterli in lavorazione, e in caso di contaminazione l’avrebbe scoperto subito), ma c’è il sospetto che non possa qualificarsi come biologico, dato che l’azienda agricola venditrice non dispone delle superfici sufficienti a produrre quella resa. I controlli scattano solo dopo qualche mese e si scoprono così anomalie sull’origine della materia prima e si decide il blocco delle partite in lavorazione sia nel Molino Grassi sia nelle sedi di altri operatori (i mulini Santacroce, De Vita e il pastificio De Matteis) che avevano acquistato le granaglie. Immediatamente vengono coinvolti anche altri pastifici che hanno trasformato la semola in pasta vendendola in Italia (anche a supermercati come Coop ed Esselunga) e all’estero. Partono le lettere e i supermercati, il 21 aprile scorso provvedono al ritiro della merce presente sugli scaffali. I supermercati non procedono con un avviso pubblico perché non esiste rischio per la salute dei consumatori (la pasta non può essere classificata come bio, ma non ha residui di pesticidi).
Questa vicenda apre una squarcio su cui Report costruisce la sua inchiesta giornalistica e su un mondo che va assolutamente controllato meglio perché i produttori del biologico sano in Italia sono la stragrande maggioranza e agli italiani il bio piace sempre di più nonostante costi più del convenzionale. Non possono essere traditi in questo modo.  

Di seguito il link per rivedere la puntata di Report del 10 Ottobre 2016:
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-af053738-5e57-4bc...