Ma vale la pena di correre certi rischi perché ciò aiuta a fare chiarezza o, almeno, a capirsi un po' meglio. Dunque, tra biologico e ogm l'incompatibilità è totale? Paolo Carnemolla ha assunto il ruolo del giustiziere e ha subito sentenziato che una domanda così è assurda, che il quesito non si pone, che "il sondaggio non c'è". E ha aggiunto: da che parte state? Caro Carnemolla, come vorremmo essere d'accordo, come vorremmo che le cose fossero così semplici, che la sostanza (che ci vede schierati dalla stessa parte) coincidesse con la realtà complessa che ci circonda, con questa realtà che comprende fenomeni come la crisi alimentare e la crisi finanziaria che, insieme alla globalizzazione, stanno rapidamente cambiando il mondo sotto i nostri occhi; con questa realtà cui sono legati la nostra vita e il nostro futuro.
Ora, noi che vogliamo che il biologico sia difeso e anzi valorizzato, noi che vogliamo che il biologico abbia un presente e magari un futuro, ebbene noi possiamo interrogarci su quanto sta accadendo? Su quanto viene deciso dall'Unione Europea?
Sulle prospettive di questa piccola scialuppa di chi "produce naturale" nel trambusto tempestoso dell'economia globalizzata in crisi? Possiamo?
No, caro Carnemolla, noi non possiamo, noi dobbiamo interrogarci, perché solo dal dibattito sul futuro passa la possibilità per il settore di costruire il proprio futuro. Gli ogm sono dall'altra parte della barricata, sono oltre, sono fuori dall'ambito di tutti coloro che vogliono produrre naturale, non ci piove. Ma gli ogm stanno avanzando e rischiano di intaccare gravemente la nicchia del biologico.
Vogliamo dircelo o vogliamo nascondercelo?
Vogliamo dirci o no - perché è proprio questo che sta accadendo - che la crisi alimentare e la crisi finanziaria rischiano di dare una grossa mano ai grandi gruppi economici che puntano sulle produzioni ogm in tutto il mondo? Ebbene aprire un dibattito su questo riteniamo sia indispensabile. Non solo sappiamo da che parte stare ma sappiamo pure che i consumatori cercano in tutto il mondo prodotti naturali e il settore del biologico non ne produce abbastanza con le dovute garanzie certificate, perché non è sufficientemente organizzato. Il settore ha bisogno di nuovi contributi, di appoggiare le iniziative più forti. Noi ci crediamo.
Certo, si potrebbe fare a meno di tutto, si potrebbe produrre qualcosa per sé in qualche valle sperduta. Essere coerenti con le proprie convinzioni nella maniera più radicale. Questo è possibile, ma parliamoci chiaro, sarebbe un biologico da hobby, da fine settimana, da dopolavoro: sarebbe la fine del biologico, di quello che vuole servire la società passando attraverso il mercato per raggiungere quanta più gente possibile. E comunque sia chiaro, Greenplanet è una piattaforma per tutta la gente del biologico, a partire da chi, come Carnemolla, vorrebbe la vittoria della sostanza, degli ideali più belli. Però parliamo di qualcosa che c'è non di qualcosa che vorremmo ci fosse ma non c'è, prima che non ci sia più nulla di ciò che ci sta a cuore.
Antonio Felice



