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L'economia reale al centro

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Anche questa settimana si è aperta con i mercati finanziari in gravi difficoltà, dall'Europa al Giappone, per effetto della crisi americana. banconoteScricchiola la solidità di banche che si ritenevano centri di ricchezza e potere a livello mondiale. Per la finanza che ha viaggiato negli ultimi anni fuori dall'economia reale, creando illusioni e - in alcuni casi - profitti illegali, è arrivata la resa dei conti.

Purtroppo la crisi mostra già pesanti conseguenze negative sull'economia di milioni di aziende e di famiglie. In Europa le associazioni degli imprenditori, dopo aver sostenuto a spada tratta il primato dell'iniziativa privata e bocciato ogni ingerenza statale nell'economia e sui mercati, all'insegna del più puro liberismo, oggi chiedono l'intervento dei governi a sostegno delle banche, dopo che ciò è avvenuto in America ovvero nella patria del liberismo economico.

Molte aziende europee hanno bisogno di credito per andare avanti e chiuderanno in gran numero se le banche dovessero avere una crisi di liquidità ancora più grave di quella di oggi. Le famiglie che hanno in corso mutui per l'acquisto della casa o altre forme di finanziamento sono giustamente preoccupate del fatto che le banche possano mantenere il loro impegno fino a scadenza senza aumentare i tassi in modo insostenibile. Questa è la situazione in Occidente e di questo dobbiamo ringraziare l'ingegneria finanziaria (soprattutto americana) che ha creato prodotti ad altissimo rischio e quanti l'hanno sostenuta per avere benefici a breve o a brevissimo termine sulla pelle di tutti coloro ai quali non sono state fornite le informazioni necessarie a capire che titoli azionari avessero in portafoglio, che tipo di finanziamento, di mutuo, di assicurazione avessero effettivamente acquistato.

Stati Uniti, Europa e Giappone rischiano di scendere uno scalino dello sviluppo a vantaggio delle nuove economie che non sono altrettanto coinvolte nei crack delle banche d'affari americane. In altri termini, dobbiamo ancora una volta registrare che gli equilibri economici e i rapporti di forza conseguenti sono in rapido cambiamento nel mondo. Con banche deboli l'economia occidentale non può avere un grande futuro.

Fare l'analisi sulle conseguenze di ciò sui singoli comparti economici nei singoli paesi e mercati non è semplice. Certo, per effetto della crisi della finanza, l'economia reale torna al centro. Dovremmo combinare questa constatazione con quella di qualche settimana fa sugli effetti della crisi alimentare globale che aveva riportato al centro dell'attenzione l'agricoltura. E arrivare alla conclusione che, per chi detiene il controllo delle derrate agricole di base o delle derrate ad alto valore aggiunto come l'ortofrutta sono tempi di grandi opportunità, non straordinarie come accade per i detentori delle risorse energetiche, ma certamente grandi.

Ci sono spazi che si chiudono (e si chiuderanno in Europa se ci sarà una caduta dei consumi dovuta alla crisi) e spazi che si aprono, in una logica nuova, dove perde peso il potere del Nord del mondo sul Sud.

Antonio Felice

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