Mega truffa: 22 aziende coinvolte ma è solo l'inizio

Inserito il 6 dicembre, 2011 - 13:06

Sono 22 le aziende - quasi tutte del settore del commercio all'ingrosso - coinvolte nella megatruffa ai danni del settore biologico emersa oggi dopo un anno e mezzo di indagini da parte della Guardia di Finanza di Verona in collaborazione con inquirenti italiani e stranieri.

Sei aziende sono delle Marche, cinque del Veneto, tre della Puglia, tre della Lombardia, due del Lazio, una dell'Emilia, una dell'Abruzzo, una della Sardegna. Le sette persone arrestate sono Luigi Marinucci di Angiari (Verona), Davide Scapini di Sona (Verona), Caterina Albiero di Salizzole (Verona), Nazaria Angela Siena di San Severo (Foggia), Andrea Grassi di Argenta (Ferrara), Michele Grossi di Fano (Pesaro Urbino), Stefano Spadini di Monte Cerignone (Pesaro Urbino).

Le indagini sono partite da un'azienda veronese, la Sunny Land SpA di Bovolone, con attività anche ad Angiari, che tra il 2006 e il 2007 avrebbe, secondo i dati forniti dalla Guardia di Finanza, più che quintuplicato il fatturato in maniera poco chiara, cosa che ha insospettito gli inquirenti.

Le indagini sono proseguite nella massima riservatezza, estese a vari Paesi stranieri, fino a questa mattina, quando, intorno alle 4 sono scattati gli arresti e il sequestro di prodotti biologici falsi per 2500 tonnellate, una briciola nei confronti delle dimensioni, adombrate dagli inquirenti, davvero colossali della truffa, addirittura pari al 10 per cento del totale della produzione biologica italiana (704 mila tonnellate).

Tra i Paesi coinvolti solo la Romania è indicata come terra di produzione di falso biologico (GreenPlanet lo ha denunciato già tre anni fa) mentre tutti gli altri risultano solo destinatari dei prodotti incriminati.


La Guardia di Finanza è stata estremamente chiara: i controlli effettuati dal Servizio Repressione Frodi del Ministero dell'Agricoltura, che ha collaborato all'operazione, battezzata 'Gatto con gli stivali', hanno portato alla luce la gravità della truffa ai danni dei consumatori. I prodotti non solo non erano biologici ma spesso hanno rivelato un livello di pesticidi e sostanze tossiche superiore a quello consentito per l'alimentazione animale. Si tratta quindi in parte di prodotti che non potevano essere messi in commercio nemmeno come alimenti convenzionali.
Come ha sottolineato in tarda mattinata il comandante della Guardia di Finanza di Verona colonnello Bruno Biagi, nel corso di una conferenza stampa molto affollata, oggi è solo terminata la prima parte delle indagini, quella coperta dalla massima riservatezza, ma sono attesi importanti sviluppi.

Le indagini hanno messo in luce una grande mole di falsificazioni documentali che coprivano la truffa in tutte le fasi, dalla produzione alla distribuzione dei prodotti. 'Il tutto - sottolinea un comunicato ufficiale delle Fiamme Gialle - grazie alla costante e stretta compiacenza di funzionari e dipendenti degli organismi deputati alla certificazione'. Alcune perquisizioni sono ancora in corso in diverse aziende, almeno una quarantina. In termini economici, il giro d'affari di questa truffa è impressionante: superiore ai 220 milioni di euro. Inoltre, la truffa nascondeva oltre 200 milioni di euro di fatture false, per operazioni inesistenti. Notevole il volume delle esportazioni di questo biologico falso, in particolare verso la Germania e altri Paesi europei.


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