"Un sottobosco di praticoni e sedicenti esperti da cui guardarsi. Anche se i casi di abusivismo o di bassi livelli di competenza in questo campo per fortuna sono sempre meno", sottolinea Paolo Roberti di Sarsina, psichiatra e psicoterapeuta, omotossicologo, fondatore e coordinatore del Comitato per le medicine non convenzionali in Italia.
"Il primo elemento a tutela dei cittadini è il fatto che - ricorda il fondatore e coordinatore del Comitato per le medicine non convenzionali in Italia in un'intervista all'AdnKronos - per legge l'esercizio delle medicine non convenzionali è prerogativa di medici, odontoiatri o veterinari. In caso di dubbi il cittadino può verificare che il proprio specialista di riferimento sia effettivamente iscritto all'Ordine".
Secondo le ultime stime, continua, sarebbero circa 20mila i medici, odontoiatri e veterinari che praticano le medicine non convenzionali in via esclusiva, prevalente o parziale. Ma di fronte ad corpo così strutturato non vi è l'interesse di chi amministra il bene pubblico. "Aspettiamo da oltre 20 anni - sottolinea l'omotossicologo - una legge che regoli la materia. Anche perchè oltre alla laurea in medicina, per praticare queste forme occorre specializzarsi, e servono corsi pluriennali. Oggi la formazione post-laurea viene portata avanti, a volte con punte di eccellenza, da istituti privati".
E poi ci sono i corsi che promettono di far "diventare omeopata in tre mesi". "Purtroppo proliferano, serve una legge quadro nazionale che fissi requisiti specifici per formazione degli specialisti e accreditamento delle società scientifiche".
"Inoltre, alla luce del successo riscosso a livello nazionale delle numerose preiscrizioni ricevute l'anno scorso in occasione della prima edizione, l'Università di Bologna, in collaborazione col Comitato di coordinamento per le medicine non convenzionali, ha approvato la nuova edizione del Corso di alta formazione in "Sociologia della salute e medicine non convenzionali" per l'anno accademico 2008-2009" .Il corso sarà aperto anche alle lauree triennali (in particolare: triennali, vecchio ordinamento o specialistiche) in: scienze politiche, sociologia, psicologia, giurisprudenza, statistica, economia e commercio, medicina e chirurgia, veterinaria, odontoiatria, infermieristica, ostetricia, farmacia, biologia, "per creare quell'alleanza tra le professioni indispensabile per una medicina umanistica centrata sulla persona. Occorre dar vita a una rete di collaborazione tra medici, infermieri, ostetriche: tutti i professionisti della sanità - dice - interessati a rendere possibile una umanizzazione della medicina con al centro l'unicità del paziente".
La Regione Emilia-Romagna sostiene formalmente l'iniziativa avendo inviato tramite l'Osservatorio per le medicine non convenzionali il programma a tutte le Asl e aziende ospedaliere della Regione. Entro l'autunno uscirà il volume "Le peculiarità sociali delle medicine non convenzionali" (FrancoAngeli), curato da Roberti di Sarsina e Costantino Cipolla, che evidenzia le principali problematiche legate al settore, oggi in Italia.



