Le autorità indiane avrebbero rifiutato di brevettare un farmaco anti tumorale della nota multinazionale svizzera
Novartis versus l'India. Rischia di diventare una causa «celebre», quella che oppone l'azienda svizzera, terza multinazionale farmaceutica al mondo, allo stato indiano. In gioco è una questione di brevetti. Le udienze sono cominciate questa settimana presso l'Alta corte di giustizia di Chennai (la città dell'India meridionale già nota come Madras); il processo nasce dalla causa depositata nell'agosto 2006 da Novartis contro le autorità indiane che avevano rifiutato di brevettare un suo farmaco anti tumorale, una formula «migliorata» del Glivec. Una questione di diritto della proprietà intellettuale, che però ha una portata politica più ampia perché è in gioco, di nuovo, la possibilità per le aziende farmaceutiche indiane di produrre farmaci di qualità e a basso costo.Novartis infatti impugna la legge indiana sui brevetti, approvata nel 2005. Fino ad allora l'India non riconosceva brevetti sui medicinali ed è grazie a questo che le industrie locali hanno potuto produrre (legalmente) versioni «generiche» di farmaci - dai più comuni antibiotici ai farmaci anti-retrovirali (usati nella terapia Aids) e altro - a prezzi molto più bassi di quelli coperti dal brevetto. Nel 2005 però finiva il periodo transitorio concesso all'India dall'Organizzazione mondiale del Commercio (Wto), e anche New Delhi ha dovuto adeguarsi alle norme internazionali sulla proprietà intellettuale. La legge sui brevetti approvata allora dal parlamento indiano mantiene però certe salvaguardie: una è quella generale (riconosciuta dalle norme del Wto) che permette a un paese di sospendere l'efficacia dei brevetti e autorizzare la produzione di generici in caso di energenza sanitaria nazionale; ma non è questo il caso ora in gioco nel tribunale di Chennai. La norma impugnata da Novartis è quella che riconosce il brevetto solo ai prodotti davvero innovativi, quindi non a farmaci che siano solo banali miglioramenti di sostanze già note. Ed è appunto il caso del Glivec «migliorato» della Novartis, a cui le autorità indiane rifiutano il brevetto.
Così l'azienda farmaceutica svizzera è ricorsa al tribunale. Novartis vorrebbe mantenere la cosa nei termini di un semplice contenzioso legale, di quelle questioni tecniche che appassionano solo gli esperti in diritto proprietari, ben separata dalla questione più generale dell'accesso dei paesi poveri ai farmaci essenziali. Anzi: fa notare che spende 750 milioni di dollari all'anno in azioni sanitarie contro lebbra, tubercolosi, malaria (malattie da paesi «poveri») e che dona il Glivec in diversi paesi dell'Agrica e dell'Asia.
Il fatto è che se Novertis dovesse vincere la sua causa, l'India dovrebbe modificare quella legge sui brevetti e di fatto scoraggiare la produzione locale di «generici». E' per questo che il processo cominciato a Chennai ha suscitato ben altra attenzione in India, e non solo: Médecins sans Frontières, insieme a due reti di attivisti indiani (quella per la lotta all'Aids e il People's Health Network, rete per la medicina popolare), ha lanciato una petizione internazionale perché Novartis rinunci alla sua azione legale contro l'India, e ha raccolto ormai 250mila firme «eccellenti» in 150 paesi. Senza i farmaci a basso prezzo prodotti in India, fanno notare, molti programmi di lotta all'Aids nei paesi poveri andrebbero in bancarotta.
Il processo Novartis versus India comincia così ad assomigliare pericolosamente a quello intentato nel 2001 da ben 39 multinazionali farmaceutiche (tra cui la stessa Novartis) contro l'Africa del Sud, che aveva autorizzato la produzione o acquisto di farmaci antiretrovirali generici per il sistema sanitario pubblico: un vero disastro di relazioni pubbliche per le aziende farmaceutiche, che alla fine hanno deciso di ritirare la loro causa.
Il Manifesto, 1 febbraio 2007



