L’opera di aiuto e sostegno dei poveri fu iniziata nei primi decenni del secolo scorso da fra Cecilio Cortinovis, fondatore di Opera San Francesco, che per tutta la vita si dedicò con appassionata sollecitudine ai poveri e ai bisognosi secondo i principi della tradizione francescana: accoglienza per tutti e rispetto della persona. Opera San Francesco ha proseguito l’attività da lui svolta, ampliando, negli anni, l’offerta dei servizi.
Soddisfazione gratuita e continuata dei bisogni primari (quali mangiare, lavarsi, vestirsi e curarsi), ascolto e orientamento, accompagnamento verso un possibile reinserimento sociale sono le risposte che, attualmente, Opera San Francesco è in grado di offrire agli emarginati e senza dimora, italiani e stranieri, che bussano ogni giorno alle sue porte: circa 2.500 persone che, quotidianamente, l’Associazione accoglie attraverso l’offerta di una pluralità di servizi essenziali per l’uomo. L’attività di OSF è resa possibile grazie al supporto e alla disponibilità di centinaia di volontari, all’attività di dipendenti e collaboratori e alla generosità di persone e aziende che, condividendo le finalità dell’Associazione, donano beni e sostegno economico.
Quando iniziò il suo lavoro presso il convento di viale Piave, Fra Cecilio rivestì l’incarico di portinaio e questuante, andando per le vie della città a chiedere aiuto per i suoi poveri.
Per questua si intende la raccolta di elemosine porta a porta; la parola deriva dal latino quaerere, “cercare” e per ciò tale usanza fu anche detta, popolarmente, “cerca”.
La storia della questua è connessa ad alcuni aspetti fondamentali della vita religiosa come: l’esigenza di vivere e testimoniare la povertà; l’umiltà e lo spirito di sacrificio; il desiderio di affidarsi alla Provvidenza e quello di soccorrere alle necessità dei poveri e dei bisognosi.
La questua diventò presto simbolo della caratteristica caritativa del frate cappuccino rendendolo mediatore tra chi possiede e il povero come ben dice fra Galdino nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni: “Noi siamo come il mare, che riceve acqua da tutte le parti e la torna a distribuire a tutti i fiumi”.(Capitolo III).
Ovviamente la questua ha subito l’influsso dell’evoluzione del tempo e della società e la sua pratica, secondo le antiche usanze non è più attuabile. Tuttavia non è scomparsa, si è adattata alle nuove esigenze del mondo civile adottando nuove formule e nuovi metodi che le permettono, comunque, di portare a compimento il prezioso e indispensabile intervento in favore dei poveri, accomunando in un gesto d’amore e di fraternità chi dà e chi riceve.
Il valore appunto della fraternità, del farsi prossimo, fondamentale nella costruzione del rapporto di scambio tra il donatore e colui che viene assistito, rimane fortemente radicato anche negli strumenti utilizzati dalla moderna “questua” quali: campagne di direct mail, campagne stampa, comunicazione istituzionale, operazioni CRM e di CSR, campagne di reclutamento volontari, campagne lasciti. Questi metodi, adottati attualmente per raggiungere sostenitori, partner e volontari, hanno sostituito quelli della semplice questua francescana, ma non ne hanno dimenticato lo spirito caritativo e fraterno che l’ha sempre animata come recita la regola dell’ordine:“E l’elemosina è l’eredità e il giusto diritto dovuto ai poveri … E con fiducia l’uno manifesti all’altro le proprie necessità perché l’altro gli trovi le cose necessarie e gliele dia” (San Francesco d’Assisi, Regola non bollata IX, 10-13).
Il frate questuante è, dunque, sempre di attualità. Sono cambiati i problemi dell’uomo. I bisogni si presentano sotto aspetti diversi, ma certamente c’è bisogno ancora di tanta carità. Dobbiamo pensare a questa carità come a una “carità organizzata”. Riteniamo sia il modo migliore per testimoniare che l’amore per il prossimo non può più e non deve rimanere nell’ambito dell’improvvisazione e del sentimento. Ha bisogno di attingere a quei modelli strutturali del mondo economicamente orientato al profitto, nella consapevolezza che il bilancio in attivo delle nostre attività è la risposta sempre più esauriente alle necessità delle persone povere, è un prezioso riferimento per la nostra città, è uno stimolo affinché il valore della solidarietà circoli come linfa nella comunità cristiana e civile.
OSF ha recentemente ottenuto un premio denominato “il Ponte” che viene abitualmente destinato a chi ha operato sapendo trasferire, in ambito solidale, capacità e valori di un’attività orientata all’economia di mercato. Possiamo attribuire la definizione di ponte anche ad Opera San Francesco che collega la solidarietà, la carità organizzata, che include molte risorse, ai poveri che percorrono questo ponte cercando di incontrare sull’altra sponda una mano amica stesa nel gesto dell’accoglienza e del servizio e una parola capace di donare conforto e speranza.



