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GREENWASHING INDEX CONTRO IL MARKETING AMBIENTALE SENZA COSCIENZA

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Ecco il  sito che punta il dito contro la pubblicità ambientale senza presupposti concreti da parte delle multinazionali.

greenwash.jpgDa pochi giorni è ondine un nuovo strumento di informazione e analisi che si proprone di giudicare il reale comportamento delle aziende rispetto ai loro proclami ambientalisti.
Il rispetto dell'ambiente, ormai, più che un principio etico diffuso e condiviso tra le imprese, rischia di diventare una nuova leva di marketing, potente e largamente utilizzata, salvo poi rendersi conto che la vera attenzione verso l'ambiente da parte delle imprese che paventano enormi sforzi per fornire prodotti "verdi", è scarsa e inefficace. Niente di nuovo sotto il sole: da anni si discute se l'impatto ecologico dell'attività produttiva, elemento chiave di molte politiche di responsabilità sociale e di report di CSR, quali gli ormai famosi bilanci sociali, sia una direzione realmente intrapresa dalle aziende o solo uno strumento demagogico per ammaliare la parte del mercato più sensibile ai temi dello sviluppo sostenibile.
Ecco quindi la ragione della comparsa di greenwashingindex.com, un sito che si propone di fornire al consumatore gli strumenti per comprendere se le imprese che si vantano del proprio impegno ambientalista sono effettivamente attive su tale fronte o se stanno facendo del sano greenwashing. Con questo termine si intende praticamente l'osservanza di una condotta ecologicamente responsabile solo in apparenza. Per fornire un'idea di come questa pratica sia diffusa, basti pensare che secondo i risultati di un sondaggio condotto da EnviroMedia Social Marketing, Inc., nove su dieci dei delegati e partecipanti alla conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico ritengono che le aziende siano colpevoli di "greenwashing".
L'aspetto interessante è rappresentato dalla possibilità, per ogni utente, di inserire il proprio commento riguardo alle campagne pubblicitarie delle grandi corporation, per cui si sviluppa una sorta di Forum per ogni pubblicità. L'idea è quindi quella di dare visibilità a eventuali commenti negativi rivolti da soggetti maggiormente informati, in grado di valutare quanto sia davvero verde un'impresa. Ciò comporta quindi un ovvio dilemma: questa bella idea non rischia di trasformarsi in uno strumento di mera denigrazione di ogni iniziativa ambientale da parte di una corporation? Se è vero che probabilmente spesso si celino meri interessi economici dietro tali iniziative, è anche vero che l'impatto ambientale di una multinazionale non è irrilevante, per cui sarebbe opportuno pensare bene prima di stroncare, nel grande calderone delle pubblicità ambientaliste, iniziative valide e concrete a causa di pregiudizi più o meno fondati.

Dario Muzzarini
 

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