Un interessante approfondimento sul tema proposto dal portale nazionale del cittadino Italia.gov.it
Le sfide presentate dal mutamento climatico ci
costringono a prestare una sempre maggiore attenzione al tema del
risparmio energetico e agli interventi volti a migliorare la qualità
della vita. Oggi si parla di risparmio energetico anche nel campo delle
costruzioni, responsabili da sole del 30% dei consumi energetici
totali. Nelle aree a economia avanzata, infatti, l'uomo passa mediamente il 90% del suo tempo in casa, in ufficio, a scuola, in fabbrica.
L'attività edilizia, per il suo enorme peso produttivo, è inevitabilmente uno dei settori industriali a più alto impatto ambientale, sia per gli effetti del consumo energetico e per le emissioni in atmosfera di ossido di carbonio a esso connesse, sia per il sempre più diffuso utilizzo di materiali di origine petrolchimica che determinano gravi problemi di inquinamento ambientale durante tutto il loro ciclo di vita.
L'impiego di nuove tecnologie e know-how nel campo dell'edilizia potrebbe rappresentare una delle possibili strade da percorrere per contribuire ad attenuare l'attuale sfruttamento intensivo di energia e materiali. In tal senso l'architettura può essere letta come lo strumento principe per rapportarsi in maniera equilibrata con l'ambiente, in grado di soddisfare i bisogni delle attuali generazioni senza limitare, con il consumo indiscriminato di risorse e con l'inquinamento, quelli delle generazioni future.
In particolare la tendenza attuale dell'edilizia "etica" tende a focalizzarsi sulla capacità di instaurare:
- un corretto rapporto del costruito con l'ambiente;
- un corretto rapporto tra ambiente interno ed esterno (inquinamento indoor, attenzione al comfort ambientale interno, utilizzo di specifici materiali);
- un corretto rapporto tra il vissuto e le aspettative sociali.
Cosa significa Bioedilizia?
Di "Eco-Abitazione" , "Architettura Bioecologica", "BioArchitettura" o semplicemente "Bioedilizia" , si sente parlare ormai da diversi anni. Il suffisso "bio"
si riferisce, in modo molto ampio, alla auspicata presenza di "vita"
nell'architettura e nelle costruzioni. Un'architettura, dunque, fatta
per la vita, in grado di creare "case" e quindi "città" intese come
organismi viventi. Il termine "ecologico" rappresenta
invece l'esplicitazione della volontà che l'architettura crei luoghi
che siano in grado di rapportarsi in modo equilibrato con l'ambiente,
in cui si inseriscono e che necessariamente trasformano.
In questa ottica l'architettura bioecologica
può essere vista come a un modus operandi attraverso il quale va
effettuata, da un lato, una rilettura disciplinare dell'architettura
stessa e, dall'altro, una graduale riconversione dell'industria
edilizia basata sul rispetto dell'ambiente, della sostenibilità dello sviluppo
e della salvaguardia della salute, ponendo l'uomo e la natura al centro dell'operare.
L'introduzione di accorgimenti in fase progettuale che limitano l'uso e la dispersione dell'energia (quali l'isolamento,
il recupero del calore in uscita, l'esposizione ideale delle superfici
vetrate, il rapporto volume superficie dell'edificio, il recupero
dell'acqua piovana, l'impiantistica efficiente e quindi compatibile con
le forme di energia rinnovabile)così come l'uso di
materiali naturali e/o riciclabili comportano indubbiamente dei
vantaggi ambientali ed economici e rappresentano delle linee guida
indispensabili per costruire ecologicamente, ovvero per programmare,
progettare, realizzare, utilizzare, demolire, riciclare e smaltire
opere edilizie sostenibili.
L'efficienza energetica
L'efficienza energetica
(cioè la capacità di sfruttare le risorse energetiche disponibili nel
miglior modo possibile, riducendo i costi e gli sprechi in favore di
uno sviluppo sostenibile), passa innanzitutto attraverso le mura
domestiche.
Da un recente ricerca realizzata
dal WWF in occasione dell'iniziativa di sensibilizzazione "GenerAzione
clima, efficienti per natura" risulta che l'edilizia civile utilizza
annualmente più del 30% dei consumi energetici totali, di cui il 68%
per riscaldamento, il 16% per usi elettrici obbligati (illuminazione,
elettrodomestici), l'11% per la produzione di acqua calda sanitaria e
il rimanente 5% per usi cucina.
Un uso più razionale delle risorse
energetiche diventa quindi strategico, sia ai fini dell'interesse del
singolo utente, in quanto una riduzione dei consumi si traduce anche in
bollette meno care, sia ai fini di quello della comunità: riducendo il
consumo dei combustibili, infatti, si risparmia sull'approvvigionamento
energetico e si inquina di meno.
Se consideriamo che la popolazione italiana ha raggiunto i 60 milioni
di abitanti circa e che l'emissione pro-capite annua di anidride
carbonica (CO2) è di 7,8 tonnellate, ci rendiamo conto che un nostro
contributo nel migliorare l'uso delle risorse diventa rilevante se non
indispensabile ai fini dello sviluppo sostenibile.
A tutto ciò va aggiunto l'impegno a ridurre complessivamente del 5,2%
nel periodo 2008-2012 le principali emissioni di gas capaci di alterare
l'effetto serra naturale del nostro Pianeta, cui sono chiamati i Paesi
industrializzati e quelli a economia in transizione (i paesi dell'Est
europeo) che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto , un trattato internazionale stipulato nel 1997),
attraverso il quale i Paesi firmatari si impegnano a dare attuazione operativa ad alcuni degli interventi promossi dalla Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici volti alla riduzione delle concentrazioni di gas-serra per la protezione del sistema climatico mondiale.
I paesi firmatari hanno definito inoltre, le strategie globali e gli
obiettivi di riduzione per la fase successiva al quinquennio 2008-2012,
obiettivi che dovranno prevedere impegni di riduzione più stringenti da
parte dei Paesi membri e la partecipazione di tutte le maggiori
economie alla salvaguardia del clima terrestre. Per l'Italia
in particolare, è stata stabilita una riduzione delle emissioni del
6,5% rispetto ai livelli del 1990. (Per un maggiore approfondimento si
rimanda il lettore a consultare le pagine relative alle misure politiche nazionali
(Le politiche sul clima , e L'Italia e il Protocollo di Kyoto ) e locali ( programma "Agenda 21")
Come costruire e gestire allora una casa a prova di Kyoto?
Rendere la casa più efficiente da un punto di vista energetico significa: - In primo luogo, consumare meno energia e ridurre i costi delle utenze, attraverso un adeguato intervento sull'impianto elettrico, sull'illuminazione d'interni e sull'uso degli elettrodomestici, grandi e piccoli, computer e apparecchiature, scegliendo per esempio:
- lampadine ad alta efficienza e ottimizzando le nostre esigenze di illuminazione (p.e. attraverso le lampade fluorescenti)
- elettrodomestici più efficienti sulla base delle indicazioni dell'etichetta energetica.
Per risparmiare combustibile si può anche semplicemente intervenire sul nostro appartamento, sull'edificio e sull'impianto di riscaldamento. Ecco alcuni spunti su come agire, tratti dal Decalogo per il risparmio energetico e dal manuale del WWF GenerAzione Clima, efficienti per natura:
- riducendo le dispersioni di calore attraverso il tetto, le pareti, le finestre e il solaio della casa (p.e. attraverso l'isolamento del tetto e delle pareti esterne);
- limitando le fughe di aria calda dalle finestre (p.e. attraverso i paraspifferi);
- effettuando una corretta manutenzione sull'impianto di riscaldamento; applicando dei sistemi di regolazione delle temperature interne per ottimizzare il funzionamento dell'impianto (p.e. mantenendo una temperatura interna pari a 18-19 gradi;
- installando in tutti gli appartamenti del condominio un sistema per contabilizzare il calore utilizzato;
- scegliendo una nuova caldaia ad alto rendimento .
Possiamo, infatti, ricorrere alle fonti rinnovabili, installando:
- impianti solari per soddisfare le nostre esigenze di acqua calda;
- impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica;
- caldaie a biomasse;
- piccoli aerogeneratori per sfruttare il vento.
L'impiego di queste fonti alternative è oggi ancora più conveniente in
termini di qualità, costi e efficienza grazie agli incentivi statali e
locali che ne favoriscono un maggiore uso:
la Legge Finanziaria 2007
ha previsto delle agevolazioni fiscali per la riqualificazione
energetica degli edifici e un Fondo per l'incentivazione di edifici ad
altissima efficienza.
La normativa vigente
L'interesse per lo sviluppo di politiche di promozione dell'efficienza
energetica riveste un ruolo fondamentale nelle scelte strategiche messe
a punto dai Paesi che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto. Per quanto riguarda il contesto legislativo italiano, a seguito della predisposizione delle misure per l'efficienza energetica contenute nel testo della Legge Finanziaria 2007, il Consiglio dei Ministri ha approvato, il 6 ottobre scorso, uno schema di Decreto Legislativo che prevede disposizioni correttive ed integrative della previgente normativa (Decreto del 19 agosto 2005, n. 192) sull'efficienza energetica nel settore edile.
Il provvedimento, recependo le disposizioni dell'Unione Europea, mira ad incoraggiare l'industria italiana delle costruzioni verso l'innovazione tecnologica ed il risparmio energetico, con l'obiettivo di ridurre i consumi di energia, determinando in tal modo vantaggi economici per le imprese e le famiglie e promuovendo la tutela dell'ambiente riducendo le emissioni di anidride carbonica.
Nello specifico, il provvedimento in esame prevede che gli edifici nuovi e quelli oggetto di compravendita debbano essere muniti di un certificato che ne attesti la capacità di risparmio energetico.
Il certificato indica in forma sintetica e con la massima leggibilità le prestazioni termiche dell'edificio e dei relativi impianti. Oltre ai dati e alle caratteristiche generali degli edifici e degli impianti la certificazione deve indicare:
- il fabbisogno convenzionale di energia utile calcolato in conformità con la normativa UNI
- i rendimenti coerenti con il tipo di impianto (produzione, distribuzione, regolazione ed emissione);
- il consumo convenzionale di riferimento, tenendo in debito conto anche i consumi di energia elettrica in termini di energia primaria.
In sintesi, le novità previste sono le seguenti:
- dal 1° luglio 2007 scatta anche per i vecchi edifici (ci si riferisce ad edifici già esistenti o in fase di costruzione alla data di entrata in vigore del Decreto Legislativo del 19 Agosto, n. 192, avvenuta l'8 ottobre 2005), l'obbligo di certificazione energetica, nel momento in cui vengono immessi sul mercato immobiliare, nonché diventa obbligatoria la certificazione energetica per gli edifici superiori a 1.000 metri quadrati, nel caso di compravendita dell'intero immobile;
- dal 1° luglio 2008, invece, lo stesso obbligo scatta anche per gli edifici sotto i 1.000 metri quadrati, sempre nel caso di compravendita dell'intero immobile;
- dal 1° luglio 2009, l'attestato di efficienza energetica diventa obbligatorio anche per la compravendita del singolo appartamento;
- dal 1° gennaio 2007 il certificato energetico diverrà una condizione indispensabile per ottenere le agevolazioni fiscali per ristrutturare edifici in funzione di una maggiore efficienza energetica.
Un altro intervento, previsto nell'ambito del provvedimento in esame, dispone l'obbligo in tutti i nuovi edifici dell'impianto solare termico per il riscaldamento dell'acqua sanitaria, per una frazione almeno pari al 50% del fabbisogno di acqua calda, nonché l'obbligo di un impianto fotovoltaico
la cui potenza sarà definita in apposito provvedimento da emanare, con
l'obiettivo di ridurre i consumi energetici, nonché di favorire la crescita dell'industria del solare.
I nuovi edifici, inoltre, dovranno prevedere sistemi schermanti esterni
per "proteggersi" dal sole, tali da consentire una riduzione del
consumo energetico generato dalla notevole diffusione dell'utilizzo di
condizionatori d'aria.
Il provvedimento prevede, altresì, procedure semplificate per
sostituire le vecchie caldaie, al fine di incoraggiare l'utilizzo di
impianti di riscaldamento ad alta efficienza, che consentiranno un consistente risparmio energetico, nonché un impulso all'industria nazionale di settore.
Infine, la nuova normativa prevede, l'obbligo per le Regioni di attuare una pianificazione territoriale rivolta all'uso razionale dell'energia e all'uso di fonti rinnovabili, che comporterà benefici in termini ambientali, nonché di riduzione delle bollette energetiche.
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