L'Emilia Romagna punta sul biologico

Inserito il 24 ottobre, 2011 - 20:46

Crescono gli operatori del biologico in Emilia Romagna (erano 3585 al 31 dicembre 2010) ma non tanto gli agricoltori (che tra il 2009 e il 2010 sono rimasti pressoché gli stessi) quanto coloro che svolgono attività di trasformazione e vendita ( quasi +7 per cento).
Nello stesso arco di tempo, nella regione-guida del biologico italiano, è diminuita la superficie totale coltivata con metodi biologici.

I consumi volano, in contro-tendenza con i consumi di prodotti convenzionali, segnando un +12 per cento nel 2010 rispetto all'anno prima, tendenza confermata nel 2011. E qui sta la domanda alla base del convegno di Bologna voluto dall'assessore all'agricoltura della Regione, Tiberio Rabboni: come saldare produzione (stagnante) e mercato (crescente)? E cosa può fare il settore pubblico su cui pesa da una parte la crisi della finanza pubblica italiana e dall'altra la scure della nuova PAC?

Le risposte venute dal convegno, cui hanno partecipato il presidente di Federbio Paolo Carnemolla e quello di AIAB Andrea Ferrante, oltre a Lucio Cavazzoni (Alce Nero - Mielizia), Graziella Lasi (Granarolo), Renzo Piraccini (Almaverde Bio), Marco Pirani (Progeo) e altri, sono venute dallo stesso Rabboni.

Serve lavorare in tre direzioni - ha dichiarato l'assessore: per una rete di accordi di filiera che non penalizzino i produttori; per una differenziazione degli aiuti al settore biologico sulla base dell' "impronta bio" che un'attività garantisce all'intera filiera del biologico; per contrastare il falso biologico spinto dal desiderio di dare risposte non controllate e truffaldine alla crescita del mercato.

Rabboni ha escluso che in Emilia Romagna sia attiva la "bio pirateria" ma ha parlato di un fenomeno "che occorre essere in grado di prevenire", innanzitutto tramite una banca-dati nazionale da usarsi "come strumento di intelligence".

In vari momenti del convegno è emerso il timore di imbrogli ai danni del consumatore e di tutto il sistema, timore collegato soprattutto al crescente flusso di importazione di materia prima bio (cereali e mangimi in particolare).


L'aumento delle importazioni (che hanno avuto un balzo del 50 per cento per i cereali tra il 2009 e il 2010, dato Progeo) spiega come l'attività di trasformazione e quella commerciale possano aumentare pur in presenza di una contrazione della produzione interna. Bypassare il problema di remunerare il produttore biologico italiano adeguatamente grazie ad acquisti a basso costo fatti all'estero diventa un grave rischio per la filiera se all'estero i controlli non sono rigorosi come in Italia.
Circa i ridotti fondi a sostegno dell'attività agricola, Rabboni ha indicato le scelte prioritarie della Regione imposte dalla scarsezza di risorse: interventi a favore dei giovani, delle zone montane e del biologico.  

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