La vergogna del cibo gettato, piaga da 13 miliardi

Inserito il 20 ottobre, 2012 - 08:09

Sei milioni di tonnellate di eccedenza alimentare (pari al 17,4% dei consumi alimentari) per un valore di circa 13 miliardi di euro vengono prodotte ogni anno nella filiera agroalimentare italiana. Più della metà è generata all’interno della filiera (dal settore primario alla ristorazione), mentre solo il 41,9% dai consumatori.

È quanto emerge dalla ricerca effettuata dalla Fondazione per la sussidiarietà in collaborazione con il Politecnico di Milano e Nielsen Italia presentata a Bologna in presenza del ministro per le Politiche agricole, Mario Catania.


Ma dove finiscono queste eccedenze? Dall’indagine risulta che solo una minima parte è destinata a enti caritatevoli (6,4%) o a mercati secondari (1,1%). La maggior parte (81%) è conferita a enti di smaltimento e utilizzata per la concimazione del terreno o la produzione di energia. Mentre l’11,5% è conferita o venduta ad aziende di trasformazione che la utilizzano per l’alimentazione animale o per la produzione di mangimi. Ciò significa che nella filiera agroalimentare lo spreco ammonta a 5,5 milioni di tonnellate ovvero il 92,5% delle eccedenze prodotte.

Ogni famiglia italiana 'butta' ogni anno una quantità di cibo pari a 42 chilogrammi pro capite (circa l’8% della spesa) per un valore di circa 6,9 miliardi di euro (circa 117 euro a persona). Gli anziani sono più attenti dei giovani.

L’85% delle famiglie in cui il responsabile acquisti ha più di 65 anni ha dichiarato di buttare meno del 5% degli alimenti portati a tavola. Al contrario il 30% dei responsabili acquisti con meno di 34 anni ha dichiarato di buttare il 5-10% del cibo. La percentuale di cibo buttato arriva al 15% nel caso del 7,8% dei single o delle coppie senza figli.

Le cause? Alimenti andati a male (pari al 3,4% della spesa) o scaduti o avanzi non riutilizzati (pari al 4,8% del cibo portato a tavola). La maggior parte degli alimenti che vanno buttati sono bevande (40%), fresco (25%) e frutta e verdura (14%), mentre il 17% sono generi a lunga conservazione.