La riforma del bio e il sistema di certificazione

Inserito il 13 agosto, 2014 - 14:53

Sull'ultimo numero della newsletter del CCPB, il Consorzio per la certificazione dei prodotti biologici di Bologna, prima della pausa di Ferragosto, compare un'ampia riflessione sulla proposta di riforma europea del settore biologico. Dato il suo interesse, ne riportiamo di seguito il testo.

"Ha fatto discutere non poco il progetto di riforma della normativa comunitaria che presiede al sistema di produzione biologico, presentato lo scorso 24 marzo dalla Commissione Europea, ancora in carica fino al prossimo ottobre. Nel contempo la Commissione Agricoltura della Camera ha iniziato a discutere una legge nazionale in materia di produzione biologica e si stanno completando le audizioni in Commissione stessa.


A distanza di pochi anni dall’entrata in vigore del nuovo Reg CE 834/07, dall’inizio del 2009, non si sentiva la necessità di una nuova regolamentazione, ma piuttosto di un rinnovamento dell’attuale per rendere la normativa maggiormente adeguata a un settore in forte crescita e alla necessità di differenziarne i contenuti in materia di sostenibilità, direzione ormai comune a tutti i comparti produttivi.

Entrando un po’ più nel dettaglio dei temi, si ritiene che il regolamento ricorra eccessivamente al meccanismo degli atti delegati da parte della Commissione saltando di fatto il Parlamento Europeo e il Comitato che vede il concorso di tutti gli stati membri. Sul piano più tecnico, non si capisce per quale motivo le aziende 'miste', ovvero quelle che hanno differenti colture condotte con il metodo convenzionale, non possano più essere condotte in modo biologico: così non si incoraggiano le nuove aziende e si pongono limiti che non aggiungono nulla in termini qualitativi e di sicurezza.

Le deroghe zootecniche devono rimanere ponendo una scadenza nel tempo e nel frattempo mettere in atto un piano d’azione per adeguare le strutture e creare le condizioni affinché possano essere disponibili animali giovani o alimenti biologici. In materia di conversione probabilmente è necessario riflettere se è opportuno rimanga, o se non sia invece il caso di porre solo il limite massimo di 12 mesi dalla notifica, da cui poi il prodotto ottenuto si possa considerare biologico, lasciando così agli stati membri la possibilità di allungare il periodo di conversione in quelle aree con problemi di natura ambientale.

Porre un limite massimo di residui, oltre il quale il prodotto non può essere considerato biologico, significa porre in capo ai produttori biologici l’onere della prova e si rischia che possa essere considerato biologico un 'residuo zero'. Inoltre, non si tiene conto del diverso meccanismo di degradazione delle sostanze chimiche residuanti. Meglio sarebbe adottare l’approccio USA in cui il limite è pari al 5% dei limiti massimi ammessi nel convenzionale e per quelli non ammessi la soglia di 0,01 ppm. In tutta la proposta di regolamento l’attenzione è stata spostata dal processo al prodotto con il rischio di perdere decenni di storia del biologico che da sempre ha considerato il processo e l’azienda agricola nel rispetto del principio olistico.

Togliere il vincolo della visita minima annua per ogni azienda e basare la numerosità dei controlli solo sull’approccio del rischio è un errore che porta ad una riduzione della pressione di controllo. La certificazione di gruppo è difficilmente traslabile dai paesi del Sud del mondo alle strutture agricole dell’UE; in aggiunta nella proposta di regolamento non è definito cosa si intende per piccola azienda, quali debbano essere i rapporti fra capogruppo e aziende che ne fanno parte, il fatto che il licenziatario debba essere un soggetto economico che ha la piena disponibilità del prodotto, quali sono i criteri minimi del controllo interno, come, con quale frequenza e da chi questo controllo debba essere eseguito.

Il tema dei controlli è stato relegato al nuovo regolamento sui controlli ufficiali, quello per intenderci che sostituisce l’attuale 882/2004, e gli organismi di certificazione diventano organismi delegati da parte dell’autorità di controllo. Non è chiaro se gli organismi sono di certificazione accreditati in base alla Norma ISO 17065 o alla ISO 17020 (organismi di ispezione); in quest’ultimo caso da chi verrebbe eseguita la certificazione, dall’autorità di controllo? Per quale motivo gli organismi nell’UE dovrebbero essere accreditati in base alla 17020 e quando operano nei paesi terzi per l’importazione in conformità dovrebbero essere accreditati in base alla ISO 17065?

In questo modo si distrugge il sistema di certificazione che ha fatto crescere qualitativamente il sistema produttivo del biologico a livello europeo facendolo divenire un esempio internazionale da cui tutti hanno tratto spunto per delineare le proprie legislazioni in materia. Aggiungo inoltre che spostare tutto sui controlli ufficiali significa spostare il significato del controllo da un approccio qualitativo, quale quello che da sempre ha caratterizzato il biologico, a un approccio basato sugli aspetti di natura igienico-sanitaria, aspetti che sono già oggetto di verifica in quanto il biologico è un settore agroalimentare e già oggi l’attività di controllo e certificazione è soggetta ai controlli ufficiali dell’attuale Reg CE 882/2004.

In tema di importazione, la nuova proposta prevede la sola conformità al nuovo regolamento e l’equivalenza con paesi terzi nel rispetto della reciprocità, non sarebbe più contemplata la possibilità di importazione in virtù del riconoscimento dell’equivalenza per gli organismi di certificazione ritenuti tali dalla Commissione. Ritengo che questo sia un passo in avanti e ponga il consumatore europeo nelle condizioni di poter avere prodotti biologici ottenuti secondo le stesse condizioni vigenti sul suolo dell’UE. Al limite, nelle condizioni dell’equivalenza concesse ad alcuni paesi terzi potrebbero essere previste delle deroghe che tengono conto delle diverse condizioni produttive e strutturali di questi paesi.

Per quanto attiene alla proposta di legge nazionale, sul tappeto da circa 12 anni, reputo sia opportuno attendere la finalizzazione della nuova proposta comunitaria in materia di regolamentazione del biologico, prevista a luglio del 2017, evitando che la norma nazionale nasca già obsoleta e di fatto inapplicabile".