La corruzione che uccide la sostenibilità

Inserito il 5 giugno, 2014 - 12:09

Sostenibilità è oggi una parola d'ordine, spesso abusata, anche se contiene il nocciolo del cambiamento necessario. Si ripete che la sostenibilità poggia su tre gambe: ambiente, economia, società. Dobbiamo aggiungerne un'altra, almeno nel nostro Paese, perché altrimenti ci pigliamo in giro e intanto salta tutto: la sostenibilità etica o morale. Avete visto Corrado Clini, ministro dell'Ambiente del governo Monti: dal 26 maggio è in carcere per peculato.

Sembrava una persona preparata e seria, una persona dabbene, un tecnico onesto. Preparato sì, il resto è difficile da dimostrare, perché alla magistratura risulta che ricevesse euro a milioni su un conto svizzero, tangenti. Il fatto ci ha sorpreso, ancora più della corruzione che ha coinvolto gli appalti per la grande Expo 2015 di Milano. 


Ma in Italia le sorprese, certe sorprese, non finiscono mai. La magistratura sta dando un serio contributo alla comprensione di un dato che ci sembrava esagerato, oltre che vergognoso: il dato che alcuni seri organismi internazionali hanno messo in luce da anni ormai, ovvero che l'Italia, il Paese in cui siamo nati e ci tocca di vivere, è uno dei Paesi più corrotti del mondo.

Attorno agli appalti pubblici, in particolare, la corruzione di politici, amministratori e pubblici funzionari è endemica. Esiste nel nostro Paese un appalto pulito, del tutto pulito? Ieri sera, in Tv, a dubitarne è stato un sottosegretario - in carica - alle Infrastrutture, che ha auspicato una riforma radicale degli appalti pubblici, ammettendo implicitamente la corruzione endemica del 'sistema'.

Ovviamente, si discuteva in Tv dell'ultimo (fino a ieri) scandalo: quello del Mose di Venezia, 35 arresti, 25 milioni di euro di tangenti distribuiti, un assessore regionale in carcere, il sindaco di Venezia agli arresti domiciliari, il 'doge' Galan, già ministro dell'Agricoltura (forse il peggiore che l'Italia abbia mai avuto), nei guai fino al collo per presunte tangenti e favori ricevuti, come il restuaro della sua villa veneta per alcuni milioni di euro. Anche lui era uno di quelli che gridavano: Roma ladrona. Che vergogna.

Se non si scopre almeno un briciolo di morale pubblica in questo Paese, di quale sostenibilità vogliamo parlare?

Antonio Felice
direttore di GreenPlanet.net