La certificazione come risorsa nazionale

Inserito il 7 novembre, 2012 - 11:49

In più occasioni ci siamo soffermati sul significato e sul ruolo che la certificazione può rivestire per la crescita competitiva dei settori produttivi cui è applicata, sia che si tratti della certificazione di prodotto/processo, di sistema o del personale. In tutte le ricerche di mercato il consumatore si fida della certificazione che per definizione è terza ed indipendente ed il sistema produttivo ne trae giovamento non solo per una migliore accettazione da parte del mercato ma anche per un miglioramento continuo dei processi assoggettati all’attività di controllo e certificazione.

Come più volte evidenziato la certificazione si regge su un equilibrio degli interessi e delle responsabilità di tutte le parti coinvolte: l’esercizio della certificazione non è patrimonio dei soli organismi di certificazione, ma coinvolge la volontà e la responsabilità di tutti gli operatori che concorrono alla realizzazione dei processi produttivi, degli organi di controllo pubblici e delle amministrazioni coinvolte nella definizione di un quadro regolamentare funzionale al mantenimento degli obiettivi e dell’organismo di accreditamento.

Tutto questo consente ai sistemi produttivi di essere reciprocamente accettati in base alle norme internazionali su cui si regge lo stesso esercizio della certificazione e dell’attestazione di parte terza circa la conformità ad una determinata norma.

Da questo punto di vista il sistema italiano non ha nulla da invidiare ad altri Paesi. Anche nel settore agroalimentare il sistema di controllo e certificazione non ha tradito le attese ed ha accompagnato la crescita di un settore che costituisce uno dei vanti del nostro sistema economico ed il secondo settore economico dopo il metalmeccanico con trend di esportazione in crescita a due cifre su base annua.

Gli organismi di certificazione hanno raggiunto parecchi accreditamenti sia a livello nazionale che internazionale ed hanno permesso al comparto di potersi espandere così come è accaduto in questi ultimi due decenni. Gli organismi si sono guadagnati riconoscimenti da parte di parecchi governi stranieri e, per quanto concerne il biologico, da parte della Commissione UE con il recente Reg. CE 508/2012 in relazione al riconoscimento di organismi in grado di certificare in equivalenza le importazioni da specifici Paesi terzi.

Nel biologico in questi ultimi mesi qualcuno vorrebbe inaugurare un periodo di “caccia alle streghe” e le ricette, provenienti purtroppo anche dall’interno del settore, non vanno certo nella direzione di un miglioramento effettivo del sistema. Invece di concentrarci sul miglioramento del servizio come tante volte abbiamo ricordato, e i cui elementi sono già tutti elencati nel codice di autodisciplina di Federbio ed ho personalmente dettagliati in un recente convegno organizzato a Roma lo scorso 10 ottobre, ci si perde in proposte “antistoriche” che farebbero fare al sistema produttivo un balzo all’indietro di oltre vent’anni..

Il miglioramento del sistema biologico e la prevenzione di situazioni quali quelle che hanno dato origine alla frode sulle granaglie non passa attraverso qualche misura “sempliciotta”, ma attraverso l’impegno continuo e quotidiano in molteplici direzioni. Più formazione, ispettori qualificati e non pagati “a cottimo”, rispetto dei tempi minimi di verifica come da codice di autodisciplina, formazione ed assistenza per gli operatori, controllo delle rese produttive, contenuti minimi omogenei per le check list e per le relazioni tecniche degli operatori in fase di ingresso nel sistema, sistemi informativi semplici e tali da fornire le informazioni sui flussi di merce a cura degli operatori, elenco pubblico delle non conformità e sanzioni sono solo alcuni degli spunti di miglioramento.

Il sistema produttivo deve inoltre impostare filiere produttive tali da soddisfare le esigenze di tutti coloro che vi partecipano evitando la reperibilità dei prodotti a tutti i costi. Rimane anche il grande ed irrisolto problema del rapporto Pubblico/Privato da impostare secondo lo logica della sussidiarietà, ricordando che gli organismi di certificazione non sono la “longa manus” del Pubblico, non sono incaricati di pubblico servizio ma semplicemente soggetti autorizzati dal Pubblico e pienamente responsabili nella logica dell’accreditamento alla Norma 45011.

Come si vede l’impegno al miglioramento, necessario ed inderogabile, è il frutto dello sforzo quotidiano di tutti e su più versanti e non potrà essere il risultato di un qualche “tribuno” che improvvisamente si è sentito investito di un particolare potere che porterebbe ad un monopolio irrealizzabile ed insopportabile sul piano economico e sociale.

Fabrizio Piva
Amministratore delegato CCPB