Il confronto sul bio in apertura di SANA. E il 13 incontro a Roma

Inserito il 8 settembre, 2018 - 13:48

Lavorare sulla ‘reputazione’ di un settore in forte e costante ascesa, a garanzia del consumatore (che paga un prodotto biologico fino al 60% in più rispetto al corrispondente convenzionale) e a tutela del ‘produttore leale’, è uno dei prossimi obiettivi che il comparto si è dato durante il convegno di apertura della trentesima edizione del SANA di Bologna, dal titolo ’30 anni di bio: 30 anni di SANA. 30 anni di successi per l’agricoltura del futuro’.

È lo stesso sottosegretario alle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo Alessandra Pesce a dichiarare che proprio su questo, e dunque sulla revisione del piano strategico dei controlli e sulla valorizzazione del prodotto a livello internazionale, verterà il tavolo di confronto indetto dal sottosegretario con delega al biologico Franco Manzato il 13 settembre prossimo a Roma.

È d’accordo con il sottosegretario il presidente di Federbio Paolo Carnemolla, che estende la riflessione al discusso tema dei controlli: ‘C’è la possibilità di riaprire il discorso in Parlamento e di fare qualcosa per implementare un metodo più moderno, tecnologico e digitale; è una questione ineludibile che bisogna affrontare prima che il comparto cresca a tal punto da diventare ingestibile’.

Ammette un certo margine di perfezionamento della riforma - che come Regione ha contribuito a scrivere - anche l’assessore alle Politiche Agricole dell’Emilia-Romagna Simona Caselli, che tuttavia pone l’accento su un’altra questione irrisolta, ovvero quella delle sementi bio, ‘di cui si parla poco ma che dovrà essere tra i punti centrali del prossimo piano nazionale’.

Tornando sul tema della ‘reputazione’, portando la rifelessione ad uno step successivo, il primo vice presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale al Parlamento Ue Paolo De Castro ha sottolineato la necessità di fare uno sforzo per la valorizzazione delle produzioni: ‘Affiancando al Regolamento Omnibus la nuova direttiva europea sulle pratiche commerciali sleali, che contiamo venga definita entro Natale dopo la votazione in plenaria del 22 ottobre e i triloghi successivi, gli strumenti per portare a reddito le produzioni saranno ulteriormente implementati; ora tocca ai produttori organizzarsi’.

‘L’organizzazione nel biologico tocca quote superiori ad altri comparti – ricorda nel suo intervento il presidente di Alleanza Cooperative Italiane per il settore agroalimentare Giorgio Mercuri -; oggi la cooperazione rappresenta il 25% del valore del bio, in alcuni casi la produzione aggregata tocca punte del 40%. L’obiettivo, piuttosto, che ci dobbiamo dare – aggiunge Mercuri – è rendere l’intera filiera eco-sostenibile dal punto di vista ambientale quanto sociale’.

Il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo sottolinea la ‘necessità di trasmettere sempre di più e meglio la qualità del prodotto bio made in Italy, soprattutto dopo l’approvazione del nuovo regolamento europeo sul biologico’, estendendo il tema della 'reputazione' alla questione legata alle importazioni.

Il ruolo fondamentale ricoperto dalla Distribuzione Moderna nel processo di ‘decraticizzazione del prodotto bio’ grazie alla definizione di un ‘prezzo saggio’ è stato sottolineato dal presidente di ADM Giorgio Santabrogio. L’ad del Gruppo Vegé non manca inoltre di condannare le pratiche commerciali sleali consuetudine di qualche big della distribuzione ma rivendica la funzione sociale della distribuzione nel processo di valorizzazione della produzione attraverso attività di educazione del consumatore in-store.

Facendo eco a Santambrogio, sulla definizione del cosiddetto ‘prezzo giusto’ si è infine soffermato il presidente di Assobio Roberto Zannoni, che ammonisce il comparto e sottolinea la necessità di lavorare assieme per trovare una soluzione in tal senso, ‘affinché non si replichi quanto accaduto nel convenzionale’.

Chiara Brandi 




Nella foto esterna: il tavolo dei relatori 
Nella foto sopra: il momento del taglio del nastro ieri al SANA 2018