Il carbone fa male alla salute. 'Le centrali vanno chiuse'

Inserito il 6 novembre, 2017 - 12:46

Per combattere gli impatti dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento atmosferico, il 2 novembre numerose organizzazioni ambientaliste provenienti da 28 Paesi hanno lanciato la campagna 'Europe Beyond Coal', per accelerare l’abbandono del carbone in favore delle energie rinnovabili. La campagna - informa una nota di Greenpeace - presenta un nuovo modello per valutare gli impatti sulla salute delle emissioni che, tra l’altro, evidenzia come nel 2015 le sole centrali a carbone dell’UE sono state responsabili di un numero di morti premature stimato in 19.500 persone, nonché di 41 mila casi di bronchite cronica nei bambini. Anche i costi legati agli impatti sanitari sono impressionanti: fino a 54 miliardi di euro, considerando sempre il 2015.


'Chiediamo a tutti i governi, città, aziende, banche e investitori di accelerare gli sforzi per abbandonare il carbone prima della Conferenza internazionale che si terrà in Polonia nel 2018. La Conferenza sul Clima di Bonn, che prende invece il via questa settimana, è un’eccellente opportunità per ulteriori e più ambiziosi impegni da parte di tutti i Paesi', dichiara Kathrin Gutmann, direttrice della campagna Europe Beyond Coal.
Dal 2016 le organizzazioni che aderiscono alla campagna 'Europe Beyond Coal' hanno contribuito a far chiudere 16 centrali a carbone in Europa, e altre 39 sono in procinto di chiudere. I governi di Paesi Bassi, Regno Unito, Finlandia, Francia, Portogallo e Italia si sono tutti impegnati ad abbandonare il carbone entro il 2025 o il 2030. La richiesta è che questi annunci si trasformino immediatamente in azioni, accelerando così la chiusura delle 293 centrali rimanenti.
L’Italia, che ha nei giorni scorsi annunciato l’abbandono del carbone entro il 2025, è ora chiamata - sostiene Greenpeace Italia - a svolgere un ruolo decisivo in Europa, soprattutto nei negoziati che porteranno all’approvazione del pacchetto di misure europee 'Clean energy for all', attualmente in discussione a Bruxelles. Il nostro Paese deve - sostiene ancora Greenpeace - investire sullo sviluppo delle rinnovabili, sia nell’ambito dei confini nazionali che al di fuori degli stessi, sostituire il carbone con fonti pulite e rinnovabili come sole e vento ed esprimere una leadership forte in Europa sulle politiche climatiche.