Il bio sotto serra di Almeria: la Francia attacca, la Spagna risponde

Si riaccende in Francia la polemica attorno al ‘modello produttivo Almeria’. Questa volta a puntare il dito sugli oltre 33 mila ettari di terreno ‘sotto copertura’ (l’equivalente di 47.134 campi da calcio), interamente dedicati alla coltivazione intensiva di frutta e verdura, è il quotidiano Le Monde in un reportage pubblicato nella sua edizione digitale dal titolo: “In Andalusia, immergiti nell’inferno delle serre biologiche di pomodoro”, realizzato dalla giornalista Stéphane Mandard.

“Serre solo serre”, si legge nell’articolo, “Una marea bianca che divora la costa, inghiotte le città e inesorabilmente rosicchia la montagna. Un mare di plastica che si estende sul Mediterraneo e lungo tutta la provincia di Almeria inondando supermercati con fragole e pomodori. Rotondi, a grappolo, ciliegini o datterini… i pomodori spagnoli colonizzano anche gli scaffali dedicati al bio delle catene di supermercati; nei punti vendita di Carrefour, Auchan, Leclerc, Lidl, Monoprix, Franprix è possibile trovare tutto l’anno confezioni di pomodorini iberici bio nelle loro confezioni rigorosamente di plastica” .

Un metodo produttivo che, secondo l’autrice francese, comporta l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali e umane.

I produttori iberici hanno reagito rimandando le accuse al mittente e sottolineando la crescita pari al 39% delle serre dedicate all’agricoltura biologica, avvenuta in soli due anni, e promettendo la  dismissione delle plastiche fino al 50% entro il 2020.

L’area di Almeria – sottolineano i produttori spagnoli – gode di elevati parametri di sostenibilità in materia sociale e ambientale:  “Il 62% della commercializzazione di frutta e verdura avviene tramite cooperative o società di trasformazione agraria (SAT), incrementando il potere contrattuale dell’agricoltore all’interno della catena di approvvigionamento e, contemporaneamente, garantendogli l’accesso facilitato a finanziamenti e tecnologie”.

Gli spagnoli rivendicano anche la capacità del sistema produttivo di Almeria di essere più efficiente in termini di consumi idrici. La raccolta di rifiuti, gli impianti di desalinizzazione, la sabbiatura, l’irrigazione a goccia, la fertirrigazione e il miglioramento con i controlli e i sensori computerizzati producono un’impronta idrica 20 volte inferiore rispetto al resto della Spagna (844 metri cubi pro capite contro i 44 metri cubi di Almeria).

Senza contare che è stato scientificamente provato un doppio effetto positivo sull’ambiente: da una parte la riduzione della temperatura media annuale di 0,25°C, grazie all’incremento del coefficiente di riflessione per le radiazioni solari (effetto albedo), dall’altra i risultati positivi sull’emissione di CO2 in quanto ogni ettaro di serra è in grado di assorbire tra gli 8 e le 10 tonnellate di anidride carbonica ogni anno, pari alle emissioni di 8 auto ogni giorno.

Chiara Brandi