I rischi del mais OGM. Federbio risponde all’Università di Pisa

Inserito il 23 febbraio, 2018 - 12:54

Il 15 febbraio un comunicato stampa dell’Università di Pisa e della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna, diffuso su tutti i media nazionali, ha affermato che il mais OGM non comporta alcun rischio per la salute umana, animale e ambientale. In realtà nel testo del comunicato non si riporta alcun dato a supporto di questa affermazione, evidenziando piuttosto l’intento di propagandare le migliori prestazioni produttive del mais transgenico e di convincere i consumatori della sua superiorità rispetto alle varietà non modificate geneticamente.


Immediata la reazione di Federbio, la Federazione multi-professionale, tesa a migliorare e ad estendere la qualità e la quantità del prodotto alimentare ottenuto con tecniche di agricoltura biologica e bio-dinamica, attraverso regole deontologiche e professionali, in linea con le norme cogenti e con le direttive IFOAM.
‘Quello che è accaduto è un fatto di gravità inaudita, perché è stato speso il nome e il prestigio di due istituzioni scientifiche e formative di altissimo livello anche internazionale per un’operazione di propaganda di parte. Per questo ho ritenuto doveroso rivolgermi anzitutto ai Comitati etici delle due istituzioni, aldilà del fatto che si tratti di OGM’ ha dichiarato il presidente di FederBio, Paolo Carnemolla, dopo aver fatto trasmettere una lettera ai Comitati etici dell’Università di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna in cui si legge tra l’altro: ‘L’aspetto principale che vogliamo porre alla vostra attenzione è l’affermazione che il mais transgenico non comporta ‘nessun' rischio per la salute umana, animale e ambientale. Leggendo il comunicato appare evidente che lo studio in nessun caso dimostra l’assenza di rischio, in particolare per l’unico fattore citato che potrebbe indirettamente interessare la salute umana, ovvero la presenza di micotossine nel mais transgenico. Lo studio riporta, infatti, un abbattimento medio delle principali tossine non superiore al 30%, il che potrebbe forse far affermare che il rischio viene abbattuto di questa percentuale: di certo non solo non viene annullato, ma non si può nemmeno tacere il fatto che qualunque granella di mais o derivato destinata all’alimentazione umana o animale per essere idonea al consumo deve comunque presentare un livello di tossine inferiori a ben precisi limiti di legge. Dunque, non solo la coltivazione di mais OGM non riduce a zero il rischio della produzione di micotossine, ma anche la riduzione del rischio non influisce in alcun modo sulla salute umana e animale in quanto livelli pericolosi di tossina non sono comunque tollerati in tutto il territorio dell’Unione Europea. Il titolo del comunicato afferma dunque il falso, oltre a indurre in maniera ingiustificata e strumentale allarme sanitario, come se non vi fossero precise prescrizioni e controlli proprio sul livello di micotossine per il mais destinato all’alimentazione umana e animale, attribuendo indebitamente al mais transgenico qualità superiori’.
‘Lo studio - prosegue Carnemolla - si è concentrato sulla coltivazione del mais transgenico e non sugli aspetti sanitari connessi al consumo di tale prodotto e dei suoi derivati da parte degli esseri umani e degli animali. Stante la scarsità di lavori sull’argomento, lo studio non ha potuto nemmeno occuparsi degli impatti ambientali delle tecniche agricole associate alla coltivazione di mais transgenico (e va qui ricordata la diffusione commerciale non solo delle versioni Bt, ma anche di quelle RR, la cui adozione ha ridotto la rotazione colturale indirizzando a una gestione delle infestanti basata sull'incremento dell’uso di erbicidi, la presenza dei cui residui nelle acque superficiali e profonde costituisce un’emergenza ambientale, per non dire del fenomeno di selezione di decine di specie infestanti resistenti, della diminuzione di diversità e abbondanza di essenze selvatiche); dunque non solo è ancora più evidente l’avventatezza dell’affermazione sulla totale assenza di rischi per la salute umana e animale, ma appare infondata anche l’affermazione sulla totale assenza di rischi per l’ambiente. Sembra, infatti, che gli unici due parametri valutati a tale riguardo siano stati l’impatto su una popolazione di insetti e le emissioni di CO2 dal suolo’.
‘Anche per questo riteniamo oltremodo impropria e non eticamente corretta - sottolinea il presidente di FederBio - l’affermazione che il comunicato attribuisce ai ricercatori che: 'questa analisi fornisca una sintesi efficace su un problema specifico molto discusso pubblicamente, sintesi che permette di trarre conclusioni univoche aiutando ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate’. Proprio in questa frase sta, a parere di chi scrive, l’intento propagandistico e fuorviante del comunicato, basato su affermazioni prive di alcun fondamento persino nello studio di cui trattasi’.
‘Riteniamo - conclude Carnemolla - che il fatto accaduto sia di estrema gravità e possa recare danno al prestigio e all’indipendenza anche solo percepita delle due vostre istituzioni scientifiche’.