Green War, il falso bio ritorna in scena

Inserito il 8 giugno, 2013 - 00:01

La Guardia di Finanza ha sgominato una 'associazione a delinquere' formata da aziende coinvolte in un nuovo giro di falso biologico. Nell'ambito dell'operazione denominata 'Green War', in corso in tutta Italia da diversi mesi - spiega una nota - le Fiamme gialle di Pesaro e i funzionari dell'Ispettorato Repressione frodi del ministero delle Politiche agricole e forestali di Roma, hanno infatti perquisito aziende operanti nel settore dei prodotti da agricoltura biologica, ubicate a Cremona, Brescia e Pesaro, e sequestrato 800 tonnellate di semi di soia proveniente dall'India e 340 tonnellate di panello e olio di colza proveniente dalla Turchia, per un valore di circa 600mila euro, in quanto prodotto contaminato con 'clormequat', pesticida altamente tossico per la salute.


Tale quantitativo si aggiunge a quello precedentemente effettuato, consistito in 1.500 tonnellate di mais ucraino e 76 tonnellate di soia indiana. La presenza del pesticida con un'alta concentrazione - si precisa - rende la merce invendibile sia come biologica, sia come convenzionale. I semi di colza e di soia sequestrati erano destinati ai mangimifici, mentre l'olio di colza doveva essere impiegato nell'alimentazione umana.

Le produzioni agricole, falsamente certificate come biologiche, venivano importate per essere successivamente commercializzate nel territorio nazionale e all'estero. Più in particolare, l'attività di controllo degli investigatori, ha consentito di dimostrare che il meccanismo fraudolento attuato dalle aziende 'scorrette' è consistito nel finanziare società estere compiacenti, al fine di introdurre nel territorio nazionale merce falsamente biologica.

L'indagine, coordinata dalla Procura di Pesaro, ha permesso finora di sequestrare un totale di 2.640 tonnellate di prodotti 'falsamente bio', per un valore di circa 1,2 milioni di euro, in quanto contaminati da sostanze fitosanitarie nocive alla salute umana ed animale. Sono trenta le persone indagate per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio, delle quali 23 in relazione all'operazione condotta ad aprile e 7 denunciate a seguito di quest'ultima, resa nota il 6 giugno.

Immediate le reazioni delle associazioni nazionali del biologico. Questa la dichiarazione di Paolo Carnemolla, presidente Federbio: 'Anche in questo caso le indagini e l’intervento a garanzia dei consumatori svolto da un organismo di certificazione autorizzato dal MiPAAF per le produzioni biologiche ha consentito alle Autorità di polizia giudiziaria di intervenire in maniera mirata e efficace su partite di prodotti biologici contaminate da residui di sostanze non ammesse. In ogni modo la gran parte di questi prodotti non sarebbe stata comunque commercializzata con i riferimenti al biologico perché l’organismo di certificazione aveva già provveduto a fermare la vendita.

Da tempo FederBio chiede al Ministero competente di attivare una cabina di regia permanente per assicurare una condivisione di informazioni e una pianificazione delle attività di controllo più efficace fra le Autorità pubbliche e gli organismi di certificazione autorizzati affinché si possa elevare ancora di più il livello di garanzie per i consumatori e per i produttori biologici onesti, che sono la grande maggioranza. FederBio, come in tutti gli altri casi di frode, ha già offerto la propria collaborazione alla Magistratura e alle Autorità inquirenti e si costituirà parte civile nei confronti dei soggetti che verranno rinviati a giudizi'.

E questo è il commento di Alessandro Triantafyllidis, presidente di Aiab: 'La storia si ripete perché manca ancora, a livello europeo e nazionale, quella sicurezza alle frontiere che garantisca al 100% la certificazione dei prodotti, né è presente un sistema sanzionatorio così severo da scoraggiare questo tipo di frodi. Ma la causa di portata maggiore va attribuita alla carenza italiana di colture proteaginose, come la soia, il pisello proteico o il favino, che spinge il nostro Paese, cronicamente deficitario, ad importare dall’estero. In questo senso, un piano di strutturazione per la produzione di proteine vegetali bio, come abbiamo proposto già da anni, sarebbe la soluzione migliore per l'agricoltura italiana, in termini sia agronomici che economici.

Gli esempi in tal senso non mancano e fa specie che iniziative come 'Soia Danubiana' nascano e si rafforzino in areali dove la coltivazione delle proteaginose è ben più problematica che in Italia, senza neanche il coinvolgimento di attori italiani che potrebbero svolgere, invece, un ruolo di peso sia come produttori che come utilizzatori, a beneficio di entrambi e con un utile impatto sull'economia agricola nazionale'.

'Il fatto che le truffe vengano scoperte vuol dire che i controlli in Italia ci sono ed in tal senso un plauso va alla Guardia di Finanza che fin dall'indagine ‘Gatto con gli stivali’ ha effettuato un lavoro minuzioso di analisi del settore che continua a portare alla luce ramificazioni e distorsioni delle volontà criminali che le hanno organizzate. Ma se tra le persone e le organizzazioni coinvolte ci sono dei recidivi, questi devono essere espulsi definitivamente dal sistema bio e pagare per il danno che arrecano'.