In Germania e UK sfonda il vino bio italiano

Inserito il 21 aprile, 2017 - 09:42

Con numeri da record e solidi trend di crescita il vino biologico è sempre più apprezzato dai consumatori e produttori italiani e internazionali. FederBio ha approfondito questo fenomeno dalla portata globale il 10 aprile durante il convegno 'Il successo del vino biologico in Europa e nel mondo', tenutosi in occasione di Vinitalybio.


Nel corso del convegno gli interventi di Enzo Mescalchin della Fondazione Mach di San Michele all'Adige e di Leonardo Valenti dell'Università di Milano hanno confermato quanto ipotizzato dai ricercatori delI'Università della California e di Bordeaux: la certificazione biologica è associata ad un incremento statisticamente significativo della valutazione della qualità perché in un vigneto senza uso di pesticidi chimici di sintesi aumenta il vigore dei microrganismi che sono la parte vivente della sostanza organica. Le uve che derivano da questi vigneti rappresentano gli interpreti più autentici del ‘terroir'. Inoltre dall'esclusione dei fertilizzanti, che comporta un contenimento della resa, deriva un miglior profilo organolettico.
'Da uve di miglior qualità, derivano vini di miglior qualità, il segreto del successo del vino biologico non è poi così misterioso’, ha commentato Roberto Pinton, consigliere delegato di FederBio. 'Per molte cantine biologiche, poi, si tratta quasi di una sfida per dimostrare di essere i più bravi, in grado di produrre vino da uve perfette e senza interventi invasivi in cantina’. Che il vino biologico sia di qualità superiore è emerso - ha ricordato Pinton - dall’analisi di oltre 74 mila rating di vini di diverse vendemmie, varietà e regioni di produzione pubblicati da ‘The Wine Advocate', 'Wine Enthusiast' e 'Wine Spectator’, le più importanti riviste di settore al mondo.
A fronte dell’incremento della qualità del vino sempre più produttori vitivinicoli optano per l’alternativa biologica. Una scelta che si traduce nello sviluppo a tripla cifra della viticoltura, cresciuta del 295% in Europa e del 280% nel mondo, nel periodo 2004-2015 (analisi Wine Monitor Nomisma su dati FIBL). All’interno di questo scenario l’Europa detiene il primato sia per maggior superficie vitata bio del mondo (293 mila ettari pari all'88% della superficie globale), che per l’incidenza delle superfici vitate bio sul totale (che nel 2015 ha superato il 7% a fronte di una quota mondiale inferiore al 5%).
Come per la maggior parte delle statistiche sulla produzione biologica, l’Italia è sul podio. Con 83 mila ettari di vigneto coltivati con metodo biologico, il Bel Paese è leader per incidenza sul totale della vite coltivata (l’11,9% è bio), seguita da Austria con l’11,7% e Spagna con il 10,2%. 'Nel nostro Paese da 52mila ettari nel 2010, si è raggiunta quota 83mila ettari nel 2015 sui 332 mila totali a livello mondiale, e si prevede di superare la soglia dei 90 mila per il 2016’, ha commentato fuori convegno il presidente di FederBio Paolo Carnemolla. In Sicilia gli ettari sono oltre 32 mila, in Toscana sono 11.500, quasi 11mila in Puglia, più di 4mila nelle Marche e nel Veneto e più di 3.500 in Abruzzo: non c’è una denominazione d’origine per la quale non ci sia un’offerta di vino biologico da parte di qualcuna delle 1.500 cantine.
In Italia - ha affermato durante il convegno Silvia Zucconi di Nomisma - a fronte di un tiepido +1% delle vendite di vino in generale, le vendite di vino bio hanno registrato un +53% rispetto al 2015, raggiungendo il valore di 9,6 milioni di euro nella sola GDO. Nel momento della scelta il consumatore italiano predilige il vino rosso (69% delle vendite di vino bio in GDO, +42% rispetto al 2015), tuttavia i vini bianchi crescono in maniera più significativa (+93%) assieme ai vini spumanti e frizzanti (+162%). Nello specifico il Montepulciano d’Abruzzo (18% delle vendite 2016 di vino bio a valore), seguito dal Nero d’Avola (9%) e dalle diverse tipologie di Chianti (8%) sono i vini biologici più apprezzati dagli italiani. Naturalità (24%), salubrità (20%) e qualità (17%) sono le tre proprietà distintive che i consumatori attribuiscono al vino bio, e che sono il drive del suo successo.
Decisi ad affrontare il fenomeno adottando un punto di vista internazionale, la Survey multi-country di Wine Monitor affidata a Nomisma da ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), ha indagato su abitudini e comportamenti di acquisto dei consumatori di Germania e Regno Unito. Questi mercati, fondamentali partner commerciali dell’Italia per il vino in quanto tra i primi importatori al mondo, offrono grandi prospettive per il nostro Paese anche nel settore del biologico.
In UK, secondo i dati Global Snapshot NIELSEN, le vendite di vino bio in GDO nel 2016 si attestano a 20,7 milioni di euro (esclusi i vini frizzanti e spumanti), con uno share di biologico dello 0,4% sul totale dei vini venduti con una crescita del 24% nell’ultimo anno. In questo scenario, un quarto delle bottiglie bio vendute è di provenienza italiana e, solo nell’ultimo anno, nel Regno Unito l’incremento a valore è stato dirompente (+82% a valore e +72% a volume). Come per l’Italia l’interesse per il vino bio è in costante crescita, la quota di consumatori che negli ultimi 12 mesi ha consumato almeno una volta un vino biologico è del 12% in Germania e del 9% in UK. Anche per quanto riguarda le preferenze sul vino bio i gusti di inglesi e tedeschi sono simili a quelli italiani con rossi e bianchi fermi in prima posizione in entrambi i mercati, segue in UK il rosso frizzante e in Germania il bianco frizzante.
Ottima la reputazione che vino biologico made in Italy gode oltre i confini nazionali. Per il 42% dei consumatori inglesi e per il 40% di quelli tedeschi, i vini bio made in Italy hanno qualità mediamente superiore rispetto ai vini bio di altri Paesi e sono evocativi di alta qualità (19%) e di autenticità (15%). Particolarmente elevata la reputation dei vini bio italiani per il consumatore inglese, il 22% degli user bio in UK posiziona l’Italia al primo posto nella classifica dei Paesi che producono i vini biologici di migliore qualità.

Nella foto, Silvia Zucconi di Nomisma