Disagi sì ma la neve ci voleva per pulire l’aria

Inserito il 2 marzo, 2018 - 12:34

Scuole ed uffici pubblici chiusi, traffico in tilt, disagi nei trasporti e nelle forniture dei supermercati sono solo alcune delle pesanti conseguenze dell’ondata di gelo che ha colpito (e affondato) il nostro Paese negli ultimi giorni.
A cosa si deve tale fenomeno meteorologico? C’è chi incolpa il riscaldamento globale, chi rassegnato invoca il diritto dell’inverno ad essere freddo, e chi più razionalmente dà una spiegazione logica e veritiera riconducendo l’evento all’insolito comportamento dell’Anticiclone delle Azzorre.
Ma c’è un’altra domanda che noi di GreenPlanet ci poniamo: tali perturbazioni avranno effetti – e se sì, quali - in termini di miglioramento della qualità dell’aria che respiriamo? Nell’ultimo decennio la costante alta pressione nel periodo invernale sull’Europa ha di fatto provocato l’assenza di correnti d’aria e precipitazioni sull’Italia, contribuendo al famigerato inquinamento atmosferico nella Pianura Padana, tra le zone più inquinate del pianeta per l'elevata concentrazione di sostanze inquinanti (monossido di carbonio, benzene, idrocarburi, piombo) e, quindi, delle cosiddette polveri sottili, l’insieme di particelle microscopiche disperse nell’aria che si respirano sotto forma di polvere, fumo, microgocce di sostanze liquide. Quando si parla di polveri sottili di solito si fa riferimento alle cosiddette PM10, ovvero con un diametro uguale o inferiore a 10 millesimi di millimetro, ma negli ultimi dieci anni gli scienziati ne hanno messo in evidenza un’altra forma dal diametro minore, le PM2,5.
‘Di fatto si è formata una bolla di alta pressione che respinge correnti d’aria, perturbazioni e precipitazioni, inibisce il raffreddamento del suolo e schiaccia l’aria fredda a terra. Una serie di fenomeni che contribuiscono all’aumento della concentrazione delle polveri nell’aria’, spiega a GreenPlanet il meteorologo Alessandro Azzoni. ‘La situazione verificatasi in quest’ultima settimana in Italia è riconducibile allo spostamento dell’Anticiclone delle Azzorre dall’Oceano Atlantico alla Scandinavia, che ha permesso l’entrata di correnti russo-siberiane sull’Europa e nel nostro Paese. Sicuramente una condizione che gioverà, almeno nel breve termine, alla qualità dell’ambiente in cui viviamo: le correnti hanno, per così dire, ripulito l’aria, e la neve ha abbattuto le polveri al suolo. Volgarmente è concesso dire che la neve tende a lavare l’atmosfera’.
Ad oggi in Europa il limite di concentrazione di polveri sottoli nell’aria è di 50 milligrammi per metro cubo. La direttiva UE, recepita dall’Italia, consente una concentrazione delle PM10 nell’aria di 40 milligrammi per metro cubo (µg/m³) come valore medio annuale, e 50 µg/m³ come valore massimo giornaliero nelle 24 ore. A ogni città è consentito un numero massimo di sconfinamenti pari a 35 giornate. Nella Pianura Padana lo sforamento arriva talvolta fino a 70/80 giorni. ‘Il vero problema – conclude Azzoni – è che queste particelle sono in grado di entrare nei polmoni (quelle più piccole, le PM2,5, addirittura negli alveoli), ancorando anche idrocarburi e sostanze dannose per l’uomo’.
Chiara Brandi