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TIMIDAMENTE, MA PARTONO LE MENSE BIO IN FRANCIA PDF Stampa E-mail
Monday 31 January 2005

Il caso di Auxerre. Sondaggio tra i bambini: al 92% piace la nuova mensa biologica.

Le bottiglie di latte marchiate AB (Agricoltura biologica) servite nelle mense scolastiche della città, potrebbero lasciar pensare che ormai l’alimentazione bio trionfa nei piatti degli studenti di Auxerre, ma il pasto è tutto bio solo una volta ogni 15 giorni.

Per Elizabeth Guibert, assessore in carica dell’Educazione Scolastica, queste bottiglie di latte di una gran marca sono, al contrario, il simbolo dello scontro: «Certamente si tratta di latte bio. Ma non è il latte che viene dalla regione. Non avremmo tra l’altro problemi a trovare dei produttori locali bio» afferma l’assessore verde.
E’ un anno che la città ha cambiato fornitore per le mense ma anche il self-service comunale e i centri di divertimento.
Il mercato rappresenta 279.000 pasti ogni anno di cui 182.000 per le mense.
Al centro di un dibattito all'interno della maggioranza comunale (i verdi erano favorevoli a una rimunicipalizzazione del servizio), il servizio scolastico è rimasto privato, ma con un nuovo regime.

Facendo uno sforzo finanziario, Auxerre ha potuto mettere un po’ di biologico nei piatti dei suoi scolari.
Tra gennaio e luglio scorsi, la società di ristorazione Avenance inseriva due o tre ingredienti certificati biologici nei suoi menu settimanali.
Dall’ultima ripresa delle scuole, una volta ogni quindici giorni, i bambini hanno diritto ad un pasto completamente bio.
«Un pasto bio è più importante per i bambini» afferma l'assessora.
Comunque il pane è biologico diverse volte al mese, e le verdure due o tre volte a settimana.
La cosa più difficile resta trovare frutta bio tutto l’anno.

Più difficile del previsto
L’assessore ecologista si era battuta perchè il capitolato obbligasse il nuovo vincitore a servire il più spesso possibile verdura, frutti, cereali, pane e latte biologici, di stagione, e locali.
«Il bilancio è positivo anche se bisogna rimanere prudenti. Non pensavo che sarebbe stato così difficile trovare del bio, e soprattutto del bio locale» ammette Elizabeth Guibert.

Trovare un produttore di frutti e verdura biologiche capace di garantire la fornitura di grosse quantità non è così facile.
Molti ortaggi bio arrivano dai paesi nordici o dall’Italia.
Se Elizabeth Guibert difende i produttori locali, non è solo per favorire l’impiego ma anche per evitare i trasporti inutili.
Non sopporta che l’anno scorso le ciliegie dello Yonne servite agli scolari fossero passate da Rungis!
«La difficoltà nasce dalla questione della rintracciabilità del prodotto. La nostra centrale d’acquisto non può inserire un piccolo produttore se non rientra in un quadro preciso. Non è inoltre facile trovare prodotti in quantità sufficiente. Infine bisogna assicurare la logistica dei prodotti, il loro trasporto» spiega Philippe Faregna, responsabile del settore cucina centrale regionale di Avénance.

Attualmente le domande di ristorazione scolastica bio sono in aumento, anche se sono ancora una miroanza.
«L’esperienza di Auxerre è abbastanza innovativa. Abbiamo appena chiuso un contratto con la città di Lione ma la parte dei prodotti bio è meno importante di qui».

Prodotti più cari
L’altro problema dell’alimentazione biologica è il suo prezzo.
«Costa tutto molto più caro. Certi prodotti sono da due a tre volte più costosi» ammette Philippe Faregna.
Avénance, malgrado le difficoltà d’approvvigionamento, ritiene di poter servire la quantità d’ingredienti biologici prevista nel capitolato dalla città. Ma con un maggior costo di 50 centesimi a pasto.
Sembra quindi difficile, senza una nuova trattativa, che i piccoli di Auxerre mangino ogni giorno carne bio in mensa.
Ciò nonostante, Elizabeth Guibert propone di consumare solo carne e pollame certificati.
L’assessore all’educazione preferisce la qualità alla quantità: «La carne bio è migliore. Non si scioglie nella padella. Per lo stesso prezzo, se ne può servire meno. E poi non si è mica obbligati a mangiare carne tutti i giorni. E’ sufficiente proporre menu vegetariani equilibrati. Si è già tentata l’esperienza con successo nei centri estivi». Ammette che questo cambio di regime dovrebbe accompagnarsi a sforzi educativi importanti sui bambini…e sui genitori.

SONDAGGIO: 92% di «BENE»
Il 21 ottobre IPSOS ha condotto un’inchiesta sullo stato di soddisfazione di 529 bambini.
Il risultato: il 92% ha risposto che la mensa va bene, l’8% no.

«I bambini approfittino del bio a scuola ( è troppo caro per comprarlo a casa)»
Nell’insieme, i rappresentanti dei genitori non hanno mosso lamentele sulla scelta, la varietà e le quantità. I genitori sono piuttosto sensibili alla certificazione delle carni: «Si sa che è della buona carne!».
Gli sforzi per educare il gusto sono apprezzati.
«Fanno apprezzare loro delle cose a cui non sono abituati. Va bene. Ai miei bambini è piaciuto il tofu» confida una mamma della rue du Pont. «Le scelte culinarie sono vaste. Forse a volte un po’ spinte per dei bambini. Le mie figlie sono state un po’ male col chili» fa notare un’altra, di Piedalloues.

Ma il biologico in mensa non alimenta le conversazioni a tavola.
«I miei bambini non me ne parlano. Sono forse troppo giovani o poco informati».
La porzione bio è sufficiente?
«A casa, non ne compriamo. Troppo caro per noi. Sono contenta che i piccoli ne approfittino a scuola» afferma una.
«Un pasto bio ogni quindici giorni e ingredienti più volte alla settimana. Non è così male. D’altra parte, neanche a casa si mangia solo biologico» fa rimarcare un’altra.
La stessa che ammette di avere “piluccato” alla mensa del centro estivo una ricetta di piatto vegetariano: «I bambini sono impazziti per le lasagne agli spinaci. Da allora le faccio spesso.»

Bisogna insistere di più per farli assaggiare
«Un giorno, c’erano per dessert delle pere biologiche. Ne abbiamo dovuto buttare molte. Erano tutte macchiate, così i bambini hanno pensato fossero cattive e non ne hanno voluto. I frutti bio non sono lisci, né calibrati. Hanno spesso delle macchie. Per i bambini, se non è bello, non è buono. Quando ci sono frutti bio, bisogna mostrare loro che sono buoni. Dopo, li mangiano»
.La responsabile della mensa scolastica dell’Ecole du Pont ha constatato di avere un ruolo educativo più grande da quando ha iniziato a servire frutti dell’agricoltura biologica.
Perle verdure e il pane è più facile. «Se non gli si dice niente, non vedono la differenza» spiega la signora Pellerin. In compenso i formaggi biologici, generalmente di gusto più forte, fanno più fatica ad essere amati dai bambini, più abituati ai formaggi fusi e altre specialità casearie insipide"

Isabelle GAUTIER.
l'Yonne Républicaine, 18.01.05
Traduzione di Graziano Mura


lYonne Républicaine, 18 gennaio 05
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