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Per i produttori da febbraio nome già vietato: Lubiana non ha fatto ricorso, il Collio sloveno potrebbe affiancarsi nella causa Ue
I produttori della Slovenia che intendono difendere la denominazione del Tocai potrebbero ancora affiancarsi allo Stato italiano, alla Regione Friuli Venezia Giulia, alle cooperative dei produttori vini di Cormòns e di Casarsa della Delizia per agganciarsi alla causa intentata contro l’Unione europea per rivendicare il diritto a utilizzare il nome conteso anche dopo il marzo 2007 e rafforzare così la posizione dei vitivinicoltori friulani.
Anche se hanno perso la possibilità di affiancarsi nella prima fase della battaglia giudiziaria presso la Corte di giustizia europea, essendo scaduti in questi giorni i termini per il ricorso di primo grado, gli sloveni lo potranno fare nella fase successiva. Si tratta dei produttori del Collio goriziano in Slovenia, la Goriska Brda, quindi i principali produttori di Tocai oltreconfine (1,48 milioni di litri). Per loro, da febbraio, non avendo il loro governo seguito la strada della nostra Regione scatterà, infatti, la “scure” dell’Unione europea e non potranno più apporre sulle etichette del vino ottenuto nel 2004 l’etichetta con il nome Tocai. Si tratta di ottantasei produttori che non concordano con la scelta del ministero dell’agricoltura della Repubblica di Slovenia, il quale consente ormai loro soltanto di scegliere tra due nomi alternativi: Sauvignon verde o Sauvignonasse. Secondo i viticoltori sloveni, il danno all’immagine derivante dall’adozione di uno di questi nomi al posto di quello di Tocai finora usato sarebbe molto elevato, e si perderebbe un prodotto presente in maniera sensibile anche sui mercati esteri. Si creerebbe, secondo i viticoltori della Brda, nel contempo anche un danno al Sauvignon. Il sottosegretario sloveno all’agricoltura Spela Terpin accusa l’Unione europea di avere commesso una grave ingiustizia, alla base della quale ci sarebbe anche l’acquisto da parte di aziende francesi della quasi totalità dei vigneti ungheresi. E nel contempo ricorda di avere invitato dal 1998 più volte i produttori a indicare nomi nuovi e alternativi al Tocai. Ora i produttori sloveni dovranno dunque adottare un nome provvisorio fino al 31 marzo del 2007. Ma uno spiraglio rimane aperto anche per la causa comune che potrebbero intentare alla Ue affiancandosi alla Regione Friuli Venezia Giulia e allo Stato italiano. E’ attesa infatti per la prossima primavera la sentenza della Corte del Lussemburgo sulla legittimità delle istanze dei produttori friulani, i quali però sono preoccupati dopo il parere negativo dell’avvocato generale Jakobs. Una malaugurata eventualità che - come sottolineato pochi giorni fa anche a Roma alla manifestazione organizzata dai Vigneti Fantinel con l’Ais e gli enologi ungheresi - richiederebbe una rinnovata trattativa politica fra Roma e Budapest, passando ovviamente per Udine. Va ricordato, infatti, che tanto il ministro Gianni Alemanno quanto l’assessore regionale Enzo Marsilio seguono con intensità la questione, e un’apertura è venuta dal segretario di Stato magiaro Tibor Szanyi che ha parlato dell’opportunità di ricercare validi compromessi.
Il Messaggero Veneto, 31 gennaio 2005
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