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LITALIA FATICA A RISPETTARE KYOTO

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Rubbia: "Invertire la tendenza, ridurre la dipendenza da petrolio e carbone, investire in ricerca e sviluppo di fonti rinnovabili, in particolare l'ernergia solare"
(ANSA) - ROMA, 26 NOV - Le emissioni dell'Italia hanno una traiettoria crescente che renderebbe ''oggettivamente difficile, con le sole risorse interne, il rispetto degli impegni di riduzione assunti al momento della ratifica del Protocollo di Kyoto e degli accordi di 'burden sharing' presi con i 15 paesi dell'Unione europea''.
L'allarme e' contenuto nel Rapporto Energia-Ambiente 2004 prodotto dall'Enea, presentato oggi dal presidente ed ex premio nobel della fisica Carlo Rubbia.
Per colmare il 'gap' di 77,9 MtCo2 che, secondo il rapporto, separa il nostro paese dal raggiungimento dell'obiettivo di Kyoto, Rubbia ha sottolineato la necessita' di invertire la tendenza che ha visto in Italia un dimezzamento, in 10 anni, degli investimenti nella ricerca in campo energetico, sollecitando nei prossimi anni ad investire in ricerca e sviluppo di fonti rinnovabili di energia, in particolare quella solare, per poter ridurre l'uso di petrolio e carbone.
Secondo il rapporto, per rispettare il Protocollo di Kyoto, e' quindi necessaria ''un'azione massiccia e tempestiva'', con un set di opzioni per ''ulteriori misure'' che, dice l'Enea, ''consentono di raggiungere il miglior risultato con il minor costo'': a livello nazionale, con una riduzione potenziale fino a circa 47 MtCo2, a livello internazionale, con una riduzione potenziale fino a 48 MtCo2. Nel 2002, precisa il Rapporto, il settore energetico italiano e' stato responsabile dell'emissione di circa 443 Mt di anidride carbonica, con un incremento dell'1,3% rispetto al 2001. Il 35% di queste emissioni proviene dai processi di trasformazione dell'energia, il 28,2% dal settore dei trasporti, il 18% dalle industrie manifatturiere e delle costruzioni e un altro 18% dagli altri settori. Il settore dei trasporti e' responsabile dell'incremento piu' elevato (22,7%) rispetto all'anno 1990, seguito dal settore della produzione e trasformazione energetica (15%).
Solo il settore delle industrie manifatturiere e delle costruzioni ha evidenziato una contrazione del livello di emissioni (3,3%).
Riguardo agli investimenti, le spese pubbliche di ricerca e sviluppo in campo energetico hanno un trend ''decisamente negativo, con un livello di spesa nel 2003 ridotto a poco meno della meta' del livello del 1990 in termini reali''.
La riduzione ha interessato soprattutto le attivita' di ricerca su tecnologie orizzontali e la ricerca sul nucleare, che si e' focalizzata sulla fusione termonucleare e, per la fissione, sui temi della sicurezza e del trattamento delle scorie.
Secondo il Rapporto, e' diminuita anche la ricerca relativa al risparmio e all'efficienza energetica.


Ansa, 26 novembre 2004