
Ricco di vitamina C, nelle oltre sue 200 varietà, il peperoncino è il condimento più usato al mondo dopo il sale.
E' una spezia molto diffusa, presente nelle dispense di tutte le case, nei ristoranti e nei famosi "cibi pronti" surgelati che facilitano la vita dei single e non solo.
Purtroppo, il peperoncino è il protagonista di una spiacevole vicenda, tenuta sotto controllo dal Corpo Forestale dello Stato, la Forza di Polizia a ordinamento civile che si occupa di ispezioni agroalimentari.
Tutto è iniziato nel mese di maggio del 2003 quando la Francia ha notificato alla Commissione Europea di aver rilevato in alcuni peperoncini importati dall'India una sostanza colorante, utilizzata principalmente nell'industria tessile, il "Sudan rosso I". Il Sudan - di cui esistono varie tipologie (Sudan I, II, III e IV) - è un colorante non alimentare, ritenuto cancerogeno per l'organismo umano nonché in grado di danneggiare il DNA.
Sono quindi passati 16 mesi da quando il Sudan I è stato rintracciato per la prima volta nel peperoncino indiano e la Commissione Europea ha vietato l'importazione e il commercio di tutti gli alimenti che contengono la spezia colorata con la sostanza tossica.
Con la Decisone 92/2004 la Commissione si è nuovamente pronunciata a tutela della salute pubblica: le partite di peperoncino rosso e dei prodotti derivati importati nella Comunità
Per la stessa ragione, gli Stati mèmbri sono tenuti ad effettuare campionamenti e analisi.
Le partite di peperoncini e di prodotti derivati, sia in fase d'importazione che già presenti sul mercato, ritenute adulterate dovranno essere immediatamente ritirate dal commercio e distrutte, dandone tempestiva comunicazione alla stessa Commissione.

Il vero problema è che il peperoncino infetto è entrato nel nostro paese prima del divieto comunitario, sfuggendo quindi ai controlli, ed è già stato utilizzato da trasformatori, da catering, da bar e ristoranti. Le nostre case ancora oggi potrebbero contenere salumi, formaggi, sughi pronti, nonché miscele di spezie e surgelati insaporiti dal peperoncino al Sudan.
Tuttavia in Italia le indagini a campione sono partite già da tempo e coinvolgono molte istituzioni e organismi di controllo - tra cui le ASL, i MAS ed il Corpo forestale dello Stato - nonché ovviamente molte, moltissime aziende.
Secondo una stima del Corpo forestale, il broker di questo peperoncino tossico avrebbe coinvolto circa 13 importatori- ogni importatore avrebbe quindi venduto la spezia ai propri clienti produttori, i quali, dopo la trasformazione, avrebbero a loro volta distribuito i prodotti sul mercato tramite i dettaglianti e la grande distribuzione.
Le indagini del Corpo forestale dello Stato, partite lo scorso aprile su incarico delle Procure di Fermo e di Ascoli Piceno hanno portato alla scoperta di 15.000 kg di peperoncino edulcorato con il Sudan, di cui 8.000 Kg in polvere e 7.000 frantumato.
I prodotti sono stati distribuiti in 14 regioni italiane nonché esportati in Romania.
Secondo gli agenti del Corpo, la partita di alimenti contaminati e molto, molto alta: si tratterebbe di circa 90.000 kg di zuppa con scadenza a ottobre 2004 e 30.000 kg di sugo con scadenza a dicembre 2004.
Nel mese di agosto, il Corpo forestale ha annunciato altri sequestri in Calabria, Toscana, Veneto e in Emilia Romagna.
Ma dall'inizio dell'indagine sono stati rinvenuti solo alcuni dei 1.130 quintali di prodotti usciti dagli stabilimenti
L'ultimo sequestro è avvenuto proprio qualche giorno fa in Umbria.

Ma si aggira intorno a 500 il numero delle società -appartenenti a gruppi imprenditoriali italiani molto noti – che potrebbero essere coinvolte nelle indagini del Corpo per aver utilizzato quel peperoncino e i prodotti incriminati nonostante il divieto o per non aver ancora ritirato i propri prodotti dal mercato.
Se è vero quindi che il pericolo di contaminazione non sussiste per i peperoncini italiani, per evitare rischi è sempre meglio scegliere la spezia fresca per insaporire la propria pietanza.