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LA SVIZZERA MODIFICA LE QUOTE LATTE, I BIOLOGICI PREOCCUPATI |
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Friday 30 July 2004 |
Bio Suisse: il mercato del latte biologico non dev'essere indebolito da «regolamentazioni troppo rigide»
I produttori di latte salutano in modo unanime la possibilità di abbandonare il sistema del contingentamento lattiero a partire dal 2006. Bio Suisse vorrebbe che anche le piccole organizzazioni lattiere biologiche ne possano trarre vantaggio, mentre l'Unione svizzera dei contadini (Usc) desiderebbe aumentare il limite del volume gestito dai vari gruppi.
È quanto emerge dalla procedura di consultazione sull'ordinanza concernente l'abbandono del contingentamento lattiero (Oacl) e sulla modifica dell'ordinanza sul contingentamento lattiero (Ocl). Le limitazioni statali dovrebbero venir abolite completamente il primo maggio 2009. Sarà tuttavia possibile già a partire da tre anni prima escludere dal contingentamento «i produttori che sono membri di un'organizzazione o che sono associati ad un valorizzatore del latte importante a livello regionale», spiega l'Ufficio federale dell'agricoltura (Ufag) nel rapporto destinato agli ambienti interessati.
L'Associazione svizzera delle organizzazioni per l'agricoltura biologica (Bio suisse) è favorevole alla responsabilizzazione dei protagonisti del mercato svizzero del latte. Ritiene tuttavia che le due ordinanze messe in consultazione fino a sabato non lascino sufficiente margine di manovra agli agricoltori bio.
Il mercato del latte biologico e le sue sei organizzazioni di produttori sono già ben coordinati: nella stessa direzione va anche il settore del formaggio con la «gemma». Questi due mercati non devono essere indeboliti da «regolamentazioni troppo rigide», scrive Bio Suisse nella sua presa di posizione pubblicata oggi.
L'associazione rivendica condizioni che facilitino la strutturazione dell'offerta e la sua affidabilità. Se, come vogliono i produttori convenzionali di latte, il limite minimo per abbandonare il contingentamento verrà fissato a 100 milioni di chili di latte, i produttori bio verranno esclusi de facto, sottolinea la federazione.
Nemmeno il più grande raggruppamento di produttori di latte bio raggiungerebbe questa soglia, precisa Bio Suisse. Cento milioni di chili di latte tradizionale corrisponde nei fatti a cinque-sei milioni di latte bio, afferma Bio Suisse.
L'UFAG propone che le organizzazioni di produttori, come Prolait, gestiscano almeno 50 milioni di chili di latte e che i produttori-valorizzatori ne trasformino almeno 20. Quanto invece alle corporazioni, come l'»Interprofession de Gruyère», esse dovrebbero produrre almeno il 75 % del latte destinato alla fabbricazione dei loro prodotti.
L'Unione svizzera dei contadini (Usc) chiede di aumentare questi limiti: moltiplicando il numero dei piccoli gruppi, produttori e trasformatori rafforzerebbero la concorrenza sull'offerta del latte e il dumping sui prezzi. Uno degli obiettivi dell'abbandono anticipato del contingentamento lattiero è l'incremento delle quantità esportate, afferma Martin Rufer, dell'USC. I produttori svizzeri devono puntare sulla qualità, conclude Rufer.
Swissinfo, 30 luglio 2004
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