Il Tribunale del riesame: 80.000 Euro "a pubblici funzionari e direttamente al ministero dell' agricoltura"
(ANSA) - BOLOGNA, 25 GIU - Romano Bernardoni, l'imprenditore bolognese ex presidente di Parmatour e uomo di fiducia di Calisto Tanzi, avrebbe fatto da ''corriere di doni'' che il patron di Collecchio avrebbe fatto arrivare a ''pubblici funzionari e direttamente al ministero dell'agricoltura''.
E' quanto emerge dal provvedimento con cui il Tribunale del riesame di Bologna presieduto da Libero Mancuso (giudici Alberto Albiani e Mery De Luca) il 14 giugno scorso ha respinto la richiesta di remissione in liberta' per Bernardoni, arrestato il 25 febbraio scorso nell' ambito dell' inchiesta di Parma sul crac della Parmalat e che ora e' agli arresti domiciliari.
Secondo quanto scrivono i giudici, Bernardoni ha ''posto le proprie risorse di amministratore delle societa' del turismo al servizio degli interessi illeciti di Calisto Tanzi, confondendo casse della sua societa' con interessi di Tanzi. Interessi che dire equivoci e' ricorrere ad un eufemismo, ove si consideri che quel denaro (i 'doni') a pubblici funzionari e direttamente al ministero dell' agricoltura sono funzionali agli affari del principale e piu' gravato degli indagati, Calisto Tanzi, che aveva in corso, in quello stesso periodo, il raggiungimento di affari che consistevano in autorizzazioni a mettere sul mercato un prodotto della Parmalat assai discusso ed oggetto di contestazioni da parte della concorrenza (affare su cui si e' soffermato nel corso dei suoi primi interrogatori lo stesso Bernardoni)''.
''Quanto ai 'doni' - sottolinea ancora il tribunale - il cui valore Pier Giovanni Tanzi indica in 80.000 euro pagati all' appellante in denaro contante e che Bernardoni riduce a 'soli' 35.000 euro, aggiungendo di avere sempre anticipato quelle somme corrispostegli solo a fatica dal primo, esse vennero giustificate quali 'donativi d' uso', di modesto valore 'ad impiegati e funzionari di vari ministeri''.
''Si tratta - osservano ancora i giudici - di un segmento di quel percorso ostinatamente seguito da Calisto Tanzi, teso ad ottenere protezioni politiche, bancarie, da parte dei controllori istituzionali di bilanci e contabilita', delle Forze dell' Ordine, dei potenti di turno, che si sposa pienamente con la disponibilita' del Bernardoni ad agire in tal senso, facendo da corriere di 'doni', tutti mirati, per ingenti somme di denaro di cui occulta la provenienza, facendoli fatturare a proprio nome''.
Quindi Bernardoni mostra ''censurabile spregiudicatezza nel confondere risorse economiche e iniziative illecite della propria societa' con quelle del turismo che amministrava e con quelle di Parmalat e personali di Parmalat, gia' in precedenza messe in luce da questo Tribunale e non ancora chiarite dall' appellante che mostra, nel riferirle, un' allarmante inconsapevolezza della gravita' di quanto commesso e l' assenza di una qualsivoglia efficacia dissuasiva indotta dalla misura cautelare in corso di esecuzione''.
L' analisi dei giudici partiva dal fatto che gli unici elementi di novita' dal precedente pronunciamento del Tribunale del Riesame su Bernardoni (19 aprile) sono due interrogatori sollecitati dalla difesa: ''In maniera singolare - osservano i giudici - e' proprio il difensore a non dedurre nessuna alleggerimento cautelare a tale attivita' d' indagine, pur richiesta, poiche' e' vero quanto dedotto dal Pubblico Ministero (Flavio Lazzarini, ndr), cioe' che trattasi, ancora una volta, di atti sfavorevoli all' indagato''.
Il Pm Lazzarini nell' udienza del riesame aveva ricordato che ''la lista dei 'doni' depositata dal Bernardoni dimostrava che l' indagato aveva utilizzato ingenti somme di denaro, con denaro Parmalat, per destinarle a non meglio precisate regalie, 'parrebbe a favore di pubblici ufficiali', ma fatturate alla propria societa'''.
Il Tribunale del riesame ha anche respinto la possibilita' per Bernardoni di recarsi al lavoro (e' il proprietario di una grande concessionaria di auto a Bologna che ha filiali sparse in tutta l' Emilia-Romagna), malgrado i domiciliari: infatti il codice prevede che ''l'indagato, per potere ottenere di portarsi al lavoro, versi in situazione di 'assoluta indigenza', caso che non riguarda nemmeno lontanamente Bernardoni''.
Intanto oggi davanti al Gip di Parma Pietro Rogato si e' tenuta l' udienza, durata una ventina di minuti, per la proroga della custodia cautelare (arresti domiciliari) di Calisto Tanzi.
Per il patron della Parmalat c' erano i difensori Gian Piero Biancolella, Fabio Belloni e Filippo Sgubbi. Il Gip si e' riservato la decisione.
E' quanto emerge dal provvedimento con cui il Tribunale del riesame di Bologna presieduto da Libero Mancuso (giudici Alberto Albiani e Mery De Luca) il 14 giugno scorso ha respinto la richiesta di remissione in liberta' per Bernardoni, arrestato il 25 febbraio scorso nell' ambito dell' inchiesta di Parma sul crac della Parmalat e che ora e' agli arresti domiciliari.
Secondo quanto scrivono i giudici, Bernardoni ha ''posto le proprie risorse di amministratore delle societa' del turismo al servizio degli interessi illeciti di Calisto Tanzi, confondendo casse della sua societa' con interessi di Tanzi. Interessi che dire equivoci e' ricorrere ad un eufemismo, ove si consideri che quel denaro (i 'doni') a pubblici funzionari e direttamente al ministero dell' agricoltura sono funzionali agli affari del principale e piu' gravato degli indagati, Calisto Tanzi, che aveva in corso, in quello stesso periodo, il raggiungimento di affari che consistevano in autorizzazioni a mettere sul mercato un prodotto della Parmalat assai discusso ed oggetto di contestazioni da parte della concorrenza (affare su cui si e' soffermato nel corso dei suoi primi interrogatori lo stesso Bernardoni)''.
''Quanto ai 'doni' - sottolinea ancora il tribunale - il cui valore Pier Giovanni Tanzi indica in 80.000 euro pagati all' appellante in denaro contante e che Bernardoni riduce a 'soli' 35.000 euro, aggiungendo di avere sempre anticipato quelle somme corrispostegli solo a fatica dal primo, esse vennero giustificate quali 'donativi d' uso', di modesto valore 'ad impiegati e funzionari di vari ministeri''.
''Si tratta - osservano ancora i giudici - di un segmento di quel percorso ostinatamente seguito da Calisto Tanzi, teso ad ottenere protezioni politiche, bancarie, da parte dei controllori istituzionali di bilanci e contabilita', delle Forze dell' Ordine, dei potenti di turno, che si sposa pienamente con la disponibilita' del Bernardoni ad agire in tal senso, facendo da corriere di 'doni', tutti mirati, per ingenti somme di denaro di cui occulta la provenienza, facendoli fatturare a proprio nome''.
Quindi Bernardoni mostra ''censurabile spregiudicatezza nel confondere risorse economiche e iniziative illecite della propria societa' con quelle del turismo che amministrava e con quelle di Parmalat e personali di Parmalat, gia' in precedenza messe in luce da questo Tribunale e non ancora chiarite dall' appellante che mostra, nel riferirle, un' allarmante inconsapevolezza della gravita' di quanto commesso e l' assenza di una qualsivoglia efficacia dissuasiva indotta dalla misura cautelare in corso di esecuzione''.
L' analisi dei giudici partiva dal fatto che gli unici elementi di novita' dal precedente pronunciamento del Tribunale del Riesame su Bernardoni (19 aprile) sono due interrogatori sollecitati dalla difesa: ''In maniera singolare - osservano i giudici - e' proprio il difensore a non dedurre nessuna alleggerimento cautelare a tale attivita' d' indagine, pur richiesta, poiche' e' vero quanto dedotto dal Pubblico Ministero (Flavio Lazzarini, ndr), cioe' che trattasi, ancora una volta, di atti sfavorevoli all' indagato''.
Il Pm Lazzarini nell' udienza del riesame aveva ricordato che ''la lista dei 'doni' depositata dal Bernardoni dimostrava che l' indagato aveva utilizzato ingenti somme di denaro, con denaro Parmalat, per destinarle a non meglio precisate regalie, 'parrebbe a favore di pubblici ufficiali', ma fatturate alla propria societa'''.
Il Tribunale del riesame ha anche respinto la possibilita' per Bernardoni di recarsi al lavoro (e' il proprietario di una grande concessionaria di auto a Bologna che ha filiali sparse in tutta l' Emilia-Romagna), malgrado i domiciliari: infatti il codice prevede che ''l'indagato, per potere ottenere di portarsi al lavoro, versi in situazione di 'assoluta indigenza', caso che non riguarda nemmeno lontanamente Bernardoni''.
Intanto oggi davanti al Gip di Parma Pietro Rogato si e' tenuta l' udienza, durata una ventina di minuti, per la proroga della custodia cautelare (arresti domiciliari) di Calisto Tanzi.
Per il patron della Parmalat c' erano i difensori Gian Piero Biancolella, Fabio Belloni e Filippo Sgubbi. Il Gip si e' riservato la decisione.
Ansa, 25 giugno 2004



