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L’ORMONE DELLA CRESCITA, LO STATO D’EMERGENZA PER IL LATTE USA E LE EMISSIONI DI GAS SERRA

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L’Ota, l’associazione che riunisce i produttori biologici Usa e canadesi, ha intentato una causa contro il dipartimento dell’Agricoltura dello Stato dell’Ohio. norbst.gifLa ragione del contenzioso è da ricercarsi nel controverso “stato d’emergenza” per latte e derivati, deciso dallo Stato dell’Ohio.
L’obiettivo dell’associazione biologica è quello di far dichiarare “incostituzionale” la norma sancita dall’Ohio e proteggere il diritto dei consumatori di ricevere informazioni veritiere sul latte biologico e sui suoi derivati ma anche tutelare il diritto delle aziende del settore biologico di comunicare con i consumatori.

Ma che cosa rappresenta questa misura? Di fronte alle difficoltà del mercato locale che coinvolgerebbero la produzione del latte e dei derivati, l’amministrazione dell’Ohio ha stabilito il divieto di indicare sulle confezioni la provenienza del latte ed evitando così di specificare, ha contestato l’Ota, se questo provenga da mucche trattate con l’ormone della crescita rBST, prodotto dalla Monsanto e venduto con il nome di Posilac®.

 “L’Organic Trade Association crede con forza che i consumatori abbiano il diritto di sapere, e vuole sapere lei stessa, come vengono prodotti gli alimenti commercializzati – ha dichiarato Caren Wilcox, direttore Ota - e le fattorie e le aziende biologiche hanno il diritto di comunicare con i propri consumatori rispettando le procedure di produzione biologica regolate dalle leggi federali”.
Il protocollo per il latte biologico dell’USDA ( il ministero dell’Agricoltura Usa), oltre che proibire l’utilizzo di ormoni per la crescita o per aumentare la produzione, vieta ogm, antibiotici, sostanze tossiche, pesticidi; dispone di un sistema rigoroso di ispezione, certificazione e verifica che hanno lo scopo di proteggere i consumatori da false dichiarazioni e non concede la certificazione “al latte prodotto da mucche trattate con ormoni della crescita artificiali”.

Ed è appunto il fatto di non riconoscere l’OFPA (Organic Foods Production Act), ovvero la legge federale che sancisce il protocollo per il cibo biologico, che viene contestato allo Stato dell’Ohio. Secondo l’Ota, inoltre, c’è proprio l’intervento diretto della Monsanto dietro le decisioni dell’Ohio. La multinazionale sarebbe riuscita ad imporre lo “stato di emergenza”, una situazione favorevole per la diffusione del proprio prodotto.

E in Europa? Il problema non si dovrebbe porre dal momento che la somatropina, ovvero l’ormone artificiale rBST, è vietato dal 2000, a causa di patologie collaterali, come mastiti, riscontrate in mucche trattate con il prodotto. Ma lo spettro della crisi alimentare, condizione non dissimile al caso dell’Ohio, potrebbe aprire ad una situazione favorevole per la reintroduzione dell’ormone. A questo si aggiungono anche i risultati di una ricerca scientifica che proverebbe come gli ormoni per la crescita, aumentando la produzione di latte inciderebbe sui consumi di mangimi e sulla quantità di emissioni di gas serra prodotti dalle mucche.
843.000 mucche produrrebbero la stessa quantità di latte attualmente prodotta da un milione di capi, un risparmio di 2.3 tonnellate di cereali all’anno, con una superficie risparmiata di 219000 ettari dedicati in meno. L’impatto dei gas serra verrebbe ridimensionato con un risparmio stimato di 824 milioni di chilogrammi di Co2 e 41 milioni di metano.
Un calcolo così preciso da sembrare un ottimo argomento.

Le reazioni? Secondo i ricercatori dell’unione consumatori Usa, la ricerca si basa sulla “falsa nozione” che si possa produrre lo stesso latte con meno mangime, opinione già contestata nel 1980 dal FDA e mai provata dalla Monsanto. Greenpeace, per bocca di Doreen Stabinsky ha tacciato lo studio come “una nuova forma di greenwashing”.

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