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RESPONSABILITA’ SOCIALE E FINANZA: AZIONARIATO CRITICO CONTRO ENEL

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Banca Etica e Greenpeace   propongono una campagna di azionariato critico per contrastare le strategie di Enel. enel.jpg Mercoledì 11 giugno si è riunita l'assemblea degli azionisti di Enel per l'approvazione del bilancio di esercizio 2007. L'evento riveste notevole interesse per via della presenza di un azionista particolarmente interessato e attento alle politiche socio-ambientali della società: Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Onlus creata da Banca Etica nel 2003. La fondazione si propone di contrastare le logiche del mercato finanziario volte alla pura speculazione in tempi brevissima, sostenendo l'incontestabile verità che l'acquisto di azioni di una società comporti dei diritti ma anche dei doveri, in primo luogo rappresentati dalla partecipazione alla vita dell'impresa in un'ottica di sostenibilità di lungo periodo.
Per smuovere la coscienza degli investitori ha acquistato le azioni di ENEL su proposta di Greenepace Italia. Questa iniziativa è un vero e proprio esempio di azionariato critico, che consiste nell'acquistare alcune azioni di imprese accusate di particolari violazioni dei diritti umani, sociali o ambientali, in modo da portare delle domande e richieste all'attenzione dell'Assemblea degli azionisti e della dirigenza della stessa impresa.

Acquistando le azioni di una società è quindi possibile partecipare legittimamente all'assemblea, con diritto di parola e di voto in un momento in cui la proprietà (ovvero gli azionisti e di conseguenza anche la fondazione medesima) entra in contatto diretto con il management, che deve ovviamente rendergli conto del proprio operato. Attraverso l'acquisizione delle partecipazioni quindi si concretizza la possibilità di portare alla luce diverse questioni contestabili relative alle politiche socio ambientali di ENEL.
Uno dei problemi più urgenti e di maggiore importanza riguarda l'impatto di ENEL in termini di emissioni di gas serra e quindi sui cambiamenti climatici.

 Al momento, nonostante plurireclamizzati annunci "verdi" dell'azienda, una parte sostanziale degli investimenti di ENEL è destinata allo sfruttamento dei combustibili fossili, con inevitabili conseguenze sul clima del pianeta (ENEL rappresenta uno dei principali produttori di CO2 della nazione, secondo quanto riportato sull'intervento della Fondazione all'assemblea degli azionisti, disponibile qui ).
Inoltre, viene contestata le modalità di svolta dell'azienda verso le cosiddette fonti alternative. Sempre secondo la Fondazione, "si tratta purtroppo di soluzioni che hanno spesso degli impatti ambientali, sociali e sui diritti umani che possono essere potenzialmente addirittura peggiori di quelli legati allo sfruttamento dei combustibili fossili", come ad esempio gli investimenti nella realizzazione di grandi dighe, che spesso provocano lo spostamento forzato di interi villaggi e popolazioni e alterano in maniera radicale gli ecosistemi delle regioni coinvolte, e nel nucleare, che comporta invece enormi rischi ambientali e per la salute umana e delle specie viventi.
In particolare vengono portati ad esempio due recenti progetti promossi da ENEL, rappresentati dall'impianto nucleare di Mochovce in Slovacchia e alla realizzazione di cinque dighe nella Patagonia cilena, diffusamente osteggiati nell'intervento in assemblea, di cui si richiede l'abbandono immediato. Oltre a ciò, le richieste presentate dall'azionista vertono su una sincera conversione degli investimenti aziendali dalle combustibili fossili alle energie rinnovabili, focalizzando l'attenzione su soluzioni realmente sostenibili dal punto di vista ambientale. Infine, si richiede di elaborare una visione strategica di lungo periodo, che anche nell'interesse degli investitori e degli azionisti
L'intervento, oltre alla propria nobile valenza socio ambientale, rileva per l'approccio innovativo (per lo meno per il contesto nazionale) utilizzato. Anziché contrastare politiche non condivise con classici Sit-in o manifestazione, la Fondazione si è resa portavoce di una collettività più ampia e ha portato le proprie osservazioni sotto la lente del resto dell'azionariato e del management, che non può fare a meno che prenderne atto e che di certo non possono passare ignorate. Inoltre, si offre l'opportunità all'azionariato di esprimersi col voto su una questione che potrebbe essere rilevante per altri oltre che per chi la solleva, come ad esempio le politiche ambientali della società.

Forse ENEL non cambierà le proprie politiche ambientali per dar ascolto ad un solo azionista, comunque marginale rispetto alla compagine societaria, ma ciò rappresenta un primo passo, e un ulteriore via, per consentire una concreta e fattiva partecipazione della collettività alle scelte economiche di alcune aziende: la diffusione di iniziative di questo tipo possono rappresentare in sostanza una vera e propria occasione di democrazia economica da non lasciarsi sfuggire.

 

Video: Non è vero che tutto va peggio