Secondo alcune fonti, il quotidiano Guardian in prima linea,
la scelta di bloccare l'offerta al credito come misura precauzionale per
evitare il rischio di recessione avrebbe ucciso il consumo di prodotti
biologici, etici ed ecosostenibili. Secondo una ricerca di mercato condotta da PWC (PricewaterhouseCoopers ) per comprendere le tendenze all'acquisto etico in Inghilterra la realtà dei fatti sarebbe diversa anche se, è giusto chiarirlo, riguarda un sondaggio limitato a soli 4000 consumatori. Per questi l'acquisto di prodotti alimentare di certificazione fairtrade è aumentata dal 20% del 2005 al 50% odierno, abbigliamento fairtrade e con tessuti di coltivazione bio dal 7 al 17%.
Secondo l'analisi nel momento in cui i costi sulle emissioni di co2 verranno comprese nel prezzo dei prodotti, il costo di un prodotto normale o di uno bio o etico sarà lo stesso. Ma il 48% degli intervistati ha anche dichiarato di non volere o non potere pagare un prezzo superiore per un prodotto ecosostenibile. La crisi finanziaria funziona come deterrente e non favorisce il passaggio ai prodotti sostenibili, è il commento finale dello studio.
Secondo un altro studio, commissionato da Virgin Money, ed esteso a 1000 intervistati, l'80 ha dichiarato di non essere condizionati dalla crisi economica è che la preferenza accordata a prodotti bio ed etici costa una media di 18 euro in più al mese.
Il mercato del biologico in Inghilterra nel 2007 valeva 3 miliardi di euro, ha dichiarato la Soil Association, con un buon + 22% rispetto il 2006. Secondo le stime del mercato il 2008 confermerebbe una crescita del 10%, un trend non esplosivo ma costante. Fairtrade, invece, è passata da poco meno di 500 milioni di euro di fatturato nel 2006 a circa 7,5 milioni, solo in Inghilterra, a livello mondiale il 2007 ha portato a casa un + 47%; non esistono, invece, proiezioni per il 2008.



