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BIOLCALENDA: ANTEPRIMA DI GIUGNO

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Nel numero di Giugno della rivista Biolcalenda si parla di: Crisi alimentare, Simboli e simbologia, Rafano-ravanello-ramolaccio, Fagiolini, Calcoli renali, Circolazione degli arti, Grafologia, Agricoltura biodinamica, Urbanizzazione diffusa, Detersivi ... biolcalenda-giugno08.jpg
3 L'editoriale di Filippo Zaccaria
6 Attività culturali Biolca
9 Simboli e simbologia di Silvano Parisen

Alimentazione

10 Non solo cibo di Filippo Zaccaria
11 In armonia con la natura di Carmen Bellin
14 Curarsi con il cibo di Paolo Pigozzi

Prendersi cura

17 Iridologia di Elisabetta Conti
19 Medicina naturale di Giovanni Angilè

20 Le vignette
21 Grafologia di Mariuccia Rigon
23 Calendario avvenimenti di Sabrina Schiavo

Agricoltura biologica

32 AIAB Veneto Comunicazioni di Luca Michieletto
34 AVEPROBI di Guido Finora

38 Il mondo senza cibo di R. Prodi

Agricoltura biodinamica

40 Calendario delle semine e delle lavorazioni
41 Schede tecniche di biodinamica di Fabio Fioravanti
43 Ci sono certi giorni... di Michele Piombin
44 Idee e consigli di una giardiniera anarchica di GraziellaVomiero

46 Detersivi bioallegri
50 Riflessi & Pensieri di pace di Umberto Bassan & Paolo Maurizio


L'ARTICOLO DEL MESE

Urbanizzazione diffusa

Non lontano da numerose ma deboli tracce di centuriazioni dell'epoca imperiale, o precedenti, cancellate da successive alluvioni, abbiamo nel territorio di Santa Maria di Sala, nella provincia di Venezia e con propaggini in quella di Padova, un sistema di bonifica agraria ancora ben conservato, conosciuto come graticolato romano. È un reticolo perfetto di strade e fossati di 720 metri circa di lato, che individuano le originali singole proprietà familiari e le aggregazioni dei fabbricati agli incroci di alcuni decumani con dei cardini.

Non è una sistemazione del territorio inventata dai Romani, che l'applicarono estesamente quale compenso alle prestazioni dei legionari veterani, che avrebbero così presidiato da agricoltori i territori loro assegnati. Altre civiltà italiche precedenti avevano applicato i medesimi metodi di ripartizione agraria. Ne è sempre stato chiaro indizio l'etimo etrusco della groma, lo strumento essenziale per tracciare le linee perpendicolari dei fossati e delle strade nelle centuriazioni e nel tracciamento del castro, l'accampamento militare.

Ci sono state purtroppo forzature non sempre sagge, come la confisca di territori ben sistemati, di cui è un esempio lo sforzo che dovette fare il poeta Virgilio per salvare la sua proprietà tra Verona e Mantova. Si tratta tuttavia di interventi razionali, che garantivano una produzione agraria efficiente, l'allevamento di animali per il lavoro e per l'alimentazione, la presenza di alberature e siepi campestri che forniscono frutta, oltre a pertiche e legname per varie costruzioni e per la produzione d'energia.

La centuriazione era un sistema encomiabile, che al confronto mostra che è sbagliato sostituire le agricolture specifiche locali e gli estesi disboscamenti per coltivare soltanto caffè, o tè o mais o soia da esportare, come in molte parti del mondo si fa oggigiorno, impoverendo le popolazioni rurali e l'ambiente. Uno degli aspetti positivi delle centuriazioni, a mio modo di vedere, è l'urbanizzazione diffusa, che assegna a singole famiglie la cura di una superficie alla misura del lavoro familiare, limitando gli scambi con l'esterno a procurarsi poco più di alcune sementi e di alcuni animali riproduttori ed a vendere quasi solo le eccedenze produttive. Il fabbisogno alimentare della famiglia è sempre assicurato.

Un'antica urbanizzazione dello stesso tipo in un agglomerato urbano molto più denso è ancora leggibile in molte zone della città di Venezia, che evidentemente è un po' più vecchia di quanto dicano alcune tradizioni. Tra calle e calle le costruzioni veneziane individuano piccoli appezzamenti di poche decine di metri quadrati, gli heredia, che consentivano di erigere una struttura coperta per una famiglia e di coltivare un orto per il suo fabbisogno alimentare. Nel caso di una città lagunare, è chiaro che il pesce doveva costituire il cibo ed il prodotto principale, che poteva essere scambiato con i cereali della terraferma. Il singolo heredium era così chiamato perché per legge doveva passare in eredità indiviso, come i masi chiusi nelle nostre alpi.

Queste osservazioni mi ritornano alla mente di questi tempi, leggendo le allarmate notizie sui prezzi in rapida crescita dei prodotti agricoli. Da un lato, era ora che dopo decenni di prezzi sempre più bassi mentre tutti i costi aumentavano, ci fosse una ripresa del valore venale degli alimenti. La singola famiglia contadina non ne è toccata, se continua a produrre quanto le occorre per vivere. Ma dove sono più le famiglie contadine? In quasi tutto il mondo le campagne si sono spopolate ingigantendo le città, che non hanno le strutture per assicurare la vita all'intera popolazione.

Concludo, citando un articolo comparso su La Repubblica, nel quale Luciano Gallino, con il titolo "Così l'Occidente produce la fame nel mondo" accusa gli Stati uniti d'America e l'Unione europea d'aver provocato delle catastrofi basando ogni loro politica sull'autoregolazione del mercato mondiale, non per la scarsità di cibo, che anzi è abbondante, ma per "un problema di accesso al cibo, in altre parole di povertà". L'accusa riguarda il fatto che si sia fatto in modo da "distruggere nei Paesi emergenti i sistemi agricoli regionali. Ricchi di biodiversità, partecipi degli ecosistemi locali, facilmente adattabili alle variazioni del clima, i sistemi agricoli regionali avrebbero potuto nutrire meglio, sul posto, un numero molto elevato di persone. ... Invece i sistemi agricoli regionali sono stati cancellati in modo sistematico dalla faccia della terra. ... I contadini, espulsi dai campi, vanno a gonfiare gli sterminati slum urbani del pianeta. Oppure si uccidono perché non riescono più a pagare i debiti in cui sono incorsi nel disperato tentativo di competere sul mercato con i prezzi imposti - alle sementi, ai fertilizzanti, alle macchine - dalle corporation dell'agro-business. ..."

È un errore madornale generalizzare il principio del vantaggio comparato pretendendo che sia il commercio la base della ricchezza, anziché la presenza di svariati sistemi d'agricoltura adatti da tempo alle diverse condizioni ambientali.

Guido Fidora - Biolcalenda Giugno 08