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VINI; LA VMC QUERELA L'ESPRESSO PER 'FALSO SCOOP' VELENITALY PDF Stampa E-mail
Sunday 27 April 2008
"E' stato attacco mediatico, in vino nessuna sostanza pericolosa"

la-copertina-de-lespresso-velenitaly.jpgLa Vmc di Massafra cita in giudizio il settimanale L'Espresso per il "falso scoop" dal titolo "Velenitaly". Lo annuncia l'avvocato della ditta pugliese Fabio Lucchesi. Secondo l'articolo in questione la Vmc è indicata quale "soggetto che avrebbe immesso sul mercato nazionale ed europeo prodotti vinosi adulterati e pertanto dannosi per la salute umana". Gli articoli incriminati, prendendo a riferimento i provvedimenti adottati da varie Procure (Verona e Taranto), "riportano in maniera incompleta - spiega il legale - stralci di tali documenti e mirano a screditare l'attività della ditta descritta sotto una luce particolarmente sinistra agli occhi dei consumatori". Durante una conferenza stampa a Roma, il legale della Vmc ha ribadito che "i prodotti vinosi prodotti e venduti dalla Vmc non contenevano in assoluto e senza alcun dubbio nessuna sostanza dannosa alla salute umana come già confermato dagli esiti delle analisi effettuate nei laboratori ufficiali e confermato dal ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro". Del resto, ricorda l'avvocato Lucchesi, gli elementi in possesso degli inquirenti, che avevano dato luogo al provvedimento cautelativo di sequestro probatorio emesso dal Pm di Taranto, Buccheri, sono stati ritenuti "insufficienti dal Tribunale del riesame che ha annullato l'ordinanza di sequestro e ha disposto il dissequestro del prodotto".

"L'evidente sconfinamento del limite del diritto di cronaca con cui è stata condotta questa campagna stampa da parte de L'Espresso - spiega il legale della Vmc - è dimostrato dal fatto che alcuni prodotti rinvenuti nel corso delle indagini presso lo stabilimento Vmc non sono stati riportati negli articoli con la denominazione usata in enologia per tali prodotti ma piuttosto con denominazioni di uso più corrente per altri usi, con il preciso scopo di diffondere il panico tra i consumatori".

"La totale assenza di sostanze che possano in alcun modo recare danno alla salute umana" è stata dimostrata, aggiunge il legale, con il contributo scientifico dei Guido Spera, docente in Viticoltura ed enologia presso l'Università la Tuscia di Viterbo, e di Nando Bozzurra, docente di Master in diritto alimentare presso l'Università di Macerata ed ex responsabile dell'Ispettorato repressioni frodi del Mipaaf oggi Istituto di controllo qualità. "E' evidente - sostiene il legale della Vmc - che si tratta di una pesante campagna mediatica avviata dal settimanale romano e che ha trascinato dietro di sé i mass media nazionali e internazionali con un grave danno di immagine, oltre che economico, per la ditta in questione".

L'azione giudiziaria della Vmc, conclude l'avvocato Lucchesi, intende "difendere da attacchi ingiustificati anche l'immagine del vino made in Italy" e si augura che a questa iniziativa giudiziaria possano seguirne altre anche da parte di associazioni di categoria e di soggetti portatori di interessi diffusi "in una sorta di class action promossa da imprese ed organizzazioni del settore interessate a tutelare l'immagine del prodotto su tutti i mercati, posta la pericolosa correlazione di simili campagne mediatiche con negative ripercussioni sul buon andamento del mercato nazionale ed internazionale dello specifico settore enologico ed una ricaduta in senso più ampio sulle diverse attività agroindustriali".


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