La Vmc di Massafra cita in giudizio il settimanale L'Espresso per il
"falso scoop" dal titolo "Velenitaly". Lo annuncia l'avvocato della
ditta pugliese Fabio Lucchesi. Secondo l'articolo in questione la Vmc è
indicata quale "soggetto che avrebbe immesso sul mercato nazionale ed
europeo prodotti vinosi adulterati e pertanto dannosi per la salute
umana". Gli articoli incriminati, prendendo a riferimento i
provvedimenti adottati da varie Procure (Verona e Taranto), "riportano
in maniera incompleta - spiega il legale - stralci di tali documenti e
mirano a screditare l'attività della ditta descritta sotto una luce
particolarmente sinistra agli occhi dei consumatori".
Durante una conferenza stampa a Roma, il legale della Vmc ha ribadito
che "i prodotti vinosi prodotti e venduti dalla Vmc non contenevano in
assoluto e senza alcun dubbio nessuna sostanza dannosa alla salute
umana come già confermato dagli esiti delle analisi effettuate nei
laboratori ufficiali e confermato dal ministro delle Politiche
agricole, Paolo De Castro". Del resto, ricorda l'avvocato Lucchesi, gli
elementi in possesso degli inquirenti, che avevano dato luogo al
provvedimento cautelativo di sequestro probatorio emesso dal Pm di
Taranto, Buccheri, sono stati ritenuti "insufficienti dal Tribunale del
riesame che ha annullato l'ordinanza di sequestro e ha disposto il
dissequestro del prodotto". "L'evidente sconfinamento del limite del diritto di cronaca con cui è stata condotta questa campagna stampa da parte de L'Espresso - spiega il legale della Vmc - è dimostrato dal fatto che alcuni prodotti rinvenuti nel corso delle indagini presso lo stabilimento Vmc non sono stati riportati negli articoli con la denominazione usata in enologia per tali prodotti ma piuttosto con denominazioni di uso più corrente per altri usi, con il preciso scopo di diffondere il panico tra i consumatori".
"La totale assenza di sostanze che possano in alcun modo recare danno alla salute umana" è stata dimostrata, aggiunge il legale, con il contributo scientifico dei Guido Spera, docente in Viticoltura ed enologia presso l'Università la Tuscia di Viterbo, e di Nando Bozzurra, docente di Master in diritto alimentare presso l'Università di Macerata ed ex responsabile dell'Ispettorato repressioni frodi del Mipaaf oggi Istituto di controllo qualità. "E' evidente - sostiene il legale della Vmc - che si tratta di una pesante campagna mediatica avviata dal settimanale romano e che ha trascinato dietro di sé i mass media nazionali e internazionali con un grave danno di immagine, oltre che economico, per la ditta in questione".
L'azione giudiziaria della Vmc, conclude l'avvocato Lucchesi, intende "difendere da attacchi ingiustificati anche l'immagine del vino made in Italy" e si augura che a questa iniziativa giudiziaria possano seguirne altre anche da parte di associazioni di categoria e di soggetti portatori di interessi diffusi "in una sorta di class action promossa da imprese ed organizzazioni del settore interessate a tutelare l'immagine del prodotto su tutti i mercati, posta la pericolosa correlazione di simili campagne mediatiche con negative ripercussioni sul buon andamento del mercato nazionale ed internazionale dello specifico settore enologico ed una ricaduta in senso più ampio sulle diverse attività agroindustriali".
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