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Sunday 06 April 2008 |
Argentina. Un paese bloccato per 21 giorni da manifestazioni di
agricoltori, non fa notizia nel nostro distratto paese falsamente
globalizzato.
Coerenti fino all'estremismo, i nostri mezzi d'informazione, evitano attentamente tutto ciò che riguarda il mondo agricolo.
L'agricoltura non merita spazio.
Eccetto nei casi, malaugurati, in cui ci si trova a dover affrontare
uno scandalo, vedi mozzarella di bufala, in cui più che fare corretta
informazione, si assiste ad un dannoso terrorismo mediatico fondato su
una inaudita superficialità.
I motivi e gli spazi per parlare della crisi argentina c'erano e ci
sono ancora, ma se pensiamo che in tante trasmissioni televisive quando
si parla di agricoltura si crea il siparietto con il contadino che
gira, in un enorme pentolone nel piccolo orto dietro casa, non si sa
bene cosa, come si può sperare che venga dato all'agricoltura il giusto
respiro internazionale?
In Argentina, paese agricolo per eccellenza grazie alle sue sterminate
pianure fertili, nell'ultimo periodo si è assistito ad un costante se
pur graduale aumento delle tasse alle esportazioni. L'aliquota ha
raggiunto il 44% anche se con un meccanismo fluttuante legato al prezzo
della materia prima sul mercato.
I prodotti interessati da questo aumento sono numerosi, dalla soia -di
cui l'Argentina è terzo produttore mondiale-, al granturco, ai semi di
girasoli, al grano, alla carne, eppure nessuno, fra la stampa non
specializzata, ritiene opportuno valutarne gli effetti sui mercati
internazionali.
Nonostante il decreto presidenziale dell'11 marzo scorso sia stato
pensato per redistribuire parte della ricchezza generata
dall'esportazione di soia e semi di girasole, è stato interpretato sia
dai latifondisti che dai piccoli e medi imprenditori agricoli come una
misura che li metterà in ginocchio.
Il governo si difende sostenendo che gli aumenti delle imposte
all'export agricolo sono una misura per favorire il commercio dei
prodotti argentini in Argentina e per arginare la crescente inflazione.
Il braccio di ferro è andato avanti per 21 giorni senza nessun
cedimento da entrambi i lati. Anche al momento, il 2 aprile, si è
giunti ad una tregua di un mese, ma nessun accordo è stato raggiunto
fra il governo argentino di Cristina Fernandez Kirchner e i quattro
principali sindacati agricoli argentini (CONINAGRO, CRA, Federación
Agraria Argentina, Sociedad Rural Argentina) che per questa battaglia
si sono uniti.
Armati di pentole e coperchi (tipica maniera di protestare argentina,
divenuta famosa nel 2001, anno dell'ultima grave crisi economica), in
migliaia sono scesi in piazza ed hanno creato il caos: 400 blocchi
stradali in tutto il paese e scaffali vuoti nei supermercati. Tutto ciò
per ben 21 giorni.
21 giorni passati senza lasciare traccia nel nostro paese.
21 giorni in cui le battaglie degli agricoltori argentini devono essere
sembrate così lontane dai nostri interessi da non meritare alcuna
attenzione.
Si dimentica che l'agricoltura segue le stesse regole degli altri
settori produttivi, l'agricoltore vive e lavora in un mondo
globalizzato. Ciò che succede dall'altra parte del mondo causa delle
ripercussioni anche da noi.
E' bene prenderne coscienza.
Mena Aloia per TeatroNaturale.it
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