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FARE NOMI E COGNOMI DI CHI PRODUCE LATTE CONTAMINATO |
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Friday 28 March 2008 |
Diossina negli alimenti sulla tavola: problema non nuovo, e non solo italiano.
Il
nostro ministero della Sanità il 3 giugno 1999, a seguito dello
scandalo per contaminazione da diossina di mangimi animali in Belgio,
vietò l'introduzione sul nostro
territorio di animali vivi della specie suina e delle carni e prodotti
a base di carne suina provenienti dal Belgio.
Dispose anche il
sequestro cautelare per il campionamento e la ricerca della diossina di
tutti gli animali, le carni, e i prodotti introdotti
sul nostro territorio a partire dal 15 gennaio 1999.
Nel
marzo 2003 dodici aziende nel Casertano, coinvolti 5.720 capi tra
bufale, bovini e caprini, furono poste sotto sequestro dalla
magistratura per un'inchiesta sulla
presenza di diossina nella produzione.
Avvenimenti
che testimoniano due fatti: primo, il blocco cautelativo alle frontiere
e il sequestro degli alimenti già sul mercato, quando vi siano sospetti
di contaminazione
e di pericolo per la salute sono misure necessarie e fondamentali per
la tutela della salute dei consumatori, che avvengano in Giappone, in
Corea, in Svizzera o in Italia.
Secondo, il problema della
contaminazione da diossina non nasce oggi, non è solo italiano
e non è figlio - legittimo - dell'emergenza rifiuti di questi ultimi
mesi.
Se
il settore della produzione della mozzarella e del latte di bufala
vuole essere tutelato da congetture o allarmismi, si giochi la carta
della totale trasparenza,
non solo verso le istituzioni europee, e i Paesi importatori, ma verso
i consumatori e l'opinione pubblica: nomi e cognomi di chi ha infranto
la legge consultabili sul sito del ministero della Salute; prodotti
individuabili da ritirare dal mercato - e se si
hanno a casa, da non consumare; campagna d'informazione non ispirata ai
luoghi comuni del "mangiare italiano è buono e bello" ma che riporti i
fatti e che restituisca credibilità a chi fa i controlli e investe per
garantire la qualità e la salubrità dei prodotti.
Altroconsumo
si chiede perché il sistema di allerta rapido europeo, il RASFF, non
sia stato attivato dal nostro ministero della Salute nel momento in cui
ha saputo
dell'esistenza di prodotti contaminati. In questi casi l'Agenzia
nazionale per la sicurezza alimentare dovrebbe svolgere un'attività
sistematica di comunicazione sui rischi alimentari.
Altroconsumo
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